mercoledì 19 aprile 2017


A causa di alcuni cambiamenti verificatesi nella mia vita non vi saranno nuovi articoli in questo blog.

venerdì 13 gennaio 2017

Un popolo che non ama molti altri popoli



Ai polacchi piace dire che amano gli italiani. A volte sembra che più che altro amino l'immagine molto romantica che si sono fatti dell'Italia. Infatti questo amore spesso non sopravvive al primo contatto. Lo dimostra anche il fatto che i polacchi che scelgono di emigrare in Italia non ne parlano necessariamente bene e spesso ritornano dopo qualche anno delusi. Sintomatico questo articolo in cui una polacca si scandalizza che molti Italiani non sappiano riconoscere la Polonia su una carta geografica, scambiandola con l'Ucraina, la Bielorussia o addirittura la Bulgaria. Inoltre si offende quando gli Italiani la scambiano automaticamente per una badante, quando in realtà in Polonia molte donne sono manager ! Dopo altre osservazioni arriva alla conclusione che gli italiani (come tanti altri popoli) non hanno "valori" (ovvero non sono cattolici altrettanto convinti come i polacchi) e che, come gli Italiani stessi direbbero di sé stessi, in sostanza "fanno schifo".

Mentre sul fatto che i polacchi non amino i tedeschi non dovrebbero esserci dubbi. Questo sembra essere dovuto esclusivamente agli eventi della seconda guerra mondiale. E' costata la vita a cinque milioni di polacchi e le conseguenze, dirette ed indirette, si sentono ancora oggi. Lo scopo del terzo Reich era ridurre i Polacchi ad un popolo praticamente di schiavi, in questo disegno rientravano le purghe di intellettuali e la proibizione di scuole ed università. Un disegno che per fortuna non si è realizzato. Un'eredita difficile da perdonare e impossibile da dimenticare. Ma credo che sia alla repubblica popolare, sia ad alcuni governi eletti a volte faccia comodo ricordare fino all'ossessione i crimini dei tedeschi per distrarre l'attenzione dai problemi di oggi. Naturalmente poi quasi mai si parla delle deportazioni e delle persecuzioni della minoranza tedesca dopo la seconda guerra mondiale..

E' noto inoltre che i polacchi detestano i russi. Le ragione sono ovvie: l'imposizione del socialismo, la spartizione della Polonia con i tedeschi, le esecuzioni e le menzogne di Katyn, l'aggressività e l'inaffidabilità anche della Russia odierna. Purtroppo, diversamente ad esempio da quello che fanno gli Ucraini, l'odio non si limita all'aspetto politico, ma si estende alla lingua ed alla cultura. I polacchi sembrano essere orgogliosi del fatto di avere studiato il russo per anni a scuola, ma nonostante ciò di non saperlo parlare - anche se spesso lo sanno meglio di quanto vogliano ammettere. O di vantarsi di conoscere quanto meno possibile la cultura e letteratura russa.

Molto più sorprendente può essere lo scarso amore che i polacchi dimostrano per gli ucraini. I mezzi di comunicazione di massa negli ultimi tempi hanno ripetuto a lungo la storia dell'eccidio di Volinia, durante l'ultima guerra mondiale, da parte di partigiani ucraini. Non ho però in Polonia quasi mai sentito parlare, ad esempio, di come Polonia e Unione Sovietica si siano spartiti l'Ucraina dopo la prima guerra mondiale, e di come milioni di Ucraini residenti nel territorio polacco siano stati polonizzati tra le due guerre. Ci si aspetterebbe anche più appoggio verso l'Ucraina in questi tempi così difficili. Comunque sono due popoli molto simili e la Polonia è una destinazione preferita di immigranti ucraini.

Un'altra ragione di dissidio coi vicini è che i polacchi vedono Lvov (oggi in Ucraina) e Vilnius (in Lituania) come città tradizionalmente polacche. Dei popoli confinanti, i polacchi hanno solo dei cechi e slovacchi un'opinione positiva.  Per altri versi, i polacchi odiano popoli che non hanno ragioni particolare di odiare : rumeni, serbi, ebrei, arabi, cinesi e turchi. I dettagli sono in questo sondaggio. Le ragioni sono misteriose e mi sembrano legate a una generica intolleranza per chi è in qualche modo diverso. L'odio per i serbi e per i rumeni è per me inspiegabile, da quel che poco che ho capito i polacchi tendono a confonderli con gli zingari - e in questo, per la verità, non sono i soli.

Chi amano allora i polacchi ? Oltre agli italiani, cechi e slovacchi, dicono di amare inglesi, ungheresi, spagnoli ed americani. Chissà quanto è sincero e duraturo questo "amore". 

giovedì 6 ottobre 2016

Nei prossimi mesi prenderò una pausa e probabilmente non vi saranno nuovi articoli su questo blog.

venerdì 17 giugno 2016

Differenze culturali tra ... Ucraina e Stati Uniti



Ho appena passato due settimane ad Odessa, in Ucraina, per fare pratica di russo. Mi si è dimostrato chiaro che mi manca ancora molto prima di poter arrivare a dire che sono un "buon" B2.

Ma non è di questo di cui intendo parlare. Ne ho approfittato per prendere parte ad una conferenza su intelligenza artificiale e Big Data. In generale, mi interesso al settore dell'IT in Ucraina.

Perché forse l'Ucraina nel settore dell'IT ha un potenziale ancora maggiore della Polonia. Come si legge in questa presentazione, un migliaio di ditte,  novantamila programmatori e un centinaio di centri di sviluppo operano in questo paese e servono clienti internazionali. Al contrario della Russia, poi, l'Ucraina non tende all'isolazionismo e ovviamente non è colpita da sanzioni. Quelle di cui ho sentito parlare sono comunque soprattutto start-up statunitensi che, per una ragione o per l'altra, decidono di aprire un centro di sviluppo.

Mi ha molto colpito l'articolo a pagina 58 di questo slideshow - "Come clienti statunitensi e fornitori ucraini possono imparare a gestire le loro differenze culturali". In diversi anni in Polonia non sono mai riuscito a trovare un articolo simile nei media, nonostante che ce ne sarebbe bisogno. Questo mi da l'impressione che gli ucraini possano essere meno ingenui dei polacchi ed essere più coscienti del fatto che vi siano delle grosse differenze tra loro ed i paesi occidentali. Problemi simili a quelli descritti in questo articolo si possono infatti riscontrare nei rapporti tra fornitori polacchi ed i loro clienti.

Negli Stati Uniti le aziende "devono lavorare duro e mantenere una qualità molto alta ed un alto livello di cortesia se vogliono assicurare che il cliente torni", "il cliente ha sempre ragione perché è lui ad avere il potere", e "si aspetta di fronte ad ogni problema che gli venga proposta e consegnata una soluzione realistica".

In Ucraina, invece, è il "fornitore ad avere il coltello dalla parte del manico ed il cliente deve essere grato che il fornitore accetti di lavorare per loro". Non serve "essere cortesi in affari, questo è visto come ipocrisia perché i sorrisi si riservano solo ad amici e conoscenti". Inoltre gli Ucraini non girano intorno alle cose e se una cosa fa schifo, lo dicono. Questo spesso viene interpretato da statunitensi come "mancanza di flessibilità".  Suona familiare...

Cosa può fare un fornitore ucraino allora per accontentare i clienti statunitensi? I consigli di Jennifer Robert sono sorprendentemente simili a quelli che darei io ai polacchi, quando lavorano con clienti occidentali.
  • Non dare niente per scontato nella comunicazione col cliente e non avere paura di fare anche le domande più stupide. Perché quello che è scontato per una persona, eventualmente anche per ragioni di educazione, non lo è per un altra. 
  • Mostrare i risultati del proprio lavoro il più frequentemente possibile al cliente, cercando di stabilire un rapporto di fiducia e di dimostrare proattività
  • Durante il processo di vendita, non raccontare di "essere i migliori", ma identificare le necessità del cliente e proporre soluzioni concrete. Far sentire che si vuole avviare un rapporto di partnership.
  • Ricordarsi che non si è il solo componente nel processo del cliente.  Un ritardo nella consegna provoca dei ritardi a catena, per cui è assolutamente necessario rispettare le scadenze.
  • Se si verificano problemi o ritardi, non fare il gioco del "colpevole". Perché dare la colpa al cliente è il modo migliore per perderlo. Inoltre nella comunicazione col cliente in caso di conflitto evitare il più possibile la parola "tu", e piuttosto cercare in modo proattivo una soluzione alternativa che arrivi comunque a soddisfarlo.
  • Reagire il prima possibile alle richieste del cliente, anche solo per dire che si è vista la loro email e si sta già lavorando su una soluzione - non prendersi tempo nel rispondere.
A chi ha esperienza nella consulenza queste cose potrebbero sembrare scontate, ma per molti polacchi ho visto che non lo sono. I polacchi, infatti, sono più simili agli ucraini di quanto piacerebbe loro ammettere... 

domenica 8 maggio 2016

Tasse, tasse e ancora tasse

Il famigerato "PIT-37"
Ho già scritto che odio pagare le tasse e nel frattempo ... le odio ancora di più. Ho appena finito di fare la dichiarazione fiscale del 2014 ... e di pagare le tasse del 2013. Ma andiamo con ordine.

Sono residente fiscale in Polonia, assunto regolarmente in Polonia, quindi le tasse le pago in Polonia. Ma ho delle entrate in Germania, ed esiste un accordo fiscale tra Polonia e Germania. Nella dichiarazione fiscale del 2013 in Polonia ho dichiarato le entrate in Germania, e all'ufficio fiscale della Germania ho scritto che avrei pagato tutte le tasse in Polonia. E cosi ho fatto.

In Polonia, quando si dichiarano le tasse, si calcola immediatamente anche la differenza tra tasse da pagare e già pagate. E bisogna conguagliare immediatamente, senza aspettare la conferma dell'ufficio delle imposte. Io questo non lo sapevo e dovo aver spedito la dichiarazione ho aspettato fiduciosamente.

Nel frattempo dalla Germania mi è arrivata la comunicazione che le tasse sui redditi in Germania, bisogna pagarle in Germania, nonostante l'accordo. E allora le ho pagate. Dopo qualche mese però i polacchi sono venuti a batter cassa e richiedermi la differenza che non avevo pagato - ed allora sono venuto a sapere del fatto che bisogna pagare subito alla dichiarazione, diversamente dalla Germania. Ma allora ho pensato bene di fare una dichiarazione correttiva senza le entrate in Germania.

Dopo qualche mese l'ufficio delle imposte in Polonia si è fatto ancora vivo, comunicandomi che i redditi in Germania devono essere dichiarati anche in Polonia. Non si pagano le tasse sulle entrate all'estero direttamente, ma queste influenzano comunque l'indice di tassazione sui redditi in Polonia.

Funziona così: se il reddito totale, comprese le entrate dalla Polonia e dall'estero, è inferiore a 85.528 złoty ( chissà come se le inventano queste cifre), la percentuale di tassazione è  del 18% sul reddito polacco, meno 556,02 złoty. Se ad esempio in un anno si guadagna 40.000 PLN in Polonia e 30,000 all'estero, siamo ancora sotto la soglia. Ma la percentuale si calcola sui redditi in Polonia. Quindi le tasse dal pagare sono 40.000 * 18% - 556,02 = 6.643,98 , ovviamente al netto di quello che è stato gia stato detratto dallo stipendio.

Ma se, come nel mio caso, il reddito totale è superiore a 85,528 , le cose diventano molto più complicate. Perché allora la percentuale diventa progressiva. Se ad esempio si guadagna 70,000 PLN in Polonia e 30,000 PLN all'estero, si sfora purtroppo il limite di 85,528.

Allora per prima cosa si calcolano le tasse come se i redditi originassero tutti in Polonia. Ovvero  14.839,02 PLN (altra cifra magica) più il 32% della differenza tra il reddito totale e 85.528 PLN. In questo caso 14.839,02 + (100.000 - 85.528) * 32% =  19.470,06

Ma queste sono le tasse che si pagherebbero se tutto il reddito originasse in Polonia. Questa cifra si usa invece per calcolare il tasso progressivo, calcolando, in questo caso, la percentuale di 19.470,06 rispetto al reddito totale, in questo caso 100.000, ovvero, sempre in questo esempio, 19,47%

L'ultimo passo è applicare questa percentuale al reddito in Polonia. In questo esempio le tasse da pagare sono il 19,47% di 70,000 PLN, ovvero 13.629 PLN. Da queste ovviamente anche qui vanno detratti i contributi trattenuti dallo stipendio.

Ho usato un programma (PIT Project) per dichiarare le tasse, ma non mi sembrava vero che i redditi all'estero venissero tassati così pesantemente, nonostante li avessi dichiarati anche nel paese di origine... Per cui ho voluto capirne esattamente la ragione, ma non è stato facile. Ed irritante.

martedì 5 aprile 2016

Elwro 800 Junior - un home computer della Repubblica Popolare Polacca


Da qualche mese sono abbonato all'edizione polacca della rivista Computerworld. In uno degli ultimi numeri ho letto la storia del computer Elwro 800 Junior.

All'inizio degli anni ottanta, quando esisteva ancora la Repubblica Popolare Polacca, i primi home computer Commodore e Spectrum erano inaccessibili alla maggior parte della popolazione. Allora nel 1985 il governo prese l'iniziativa di finanziare la produzione di un computer per la distribuzione nelle scuole ad uso esclusivamente didattico.

Il computer doveva essere progettato in Polonia ed al più usare componenti realizzati negli altri paesi dell'Est. Venne scelto un progetto del Politecnico di Poznan e destinato alla produzione in massa negli impianti della fabbrica statale di prodotti elettronici "Elwro", a Breslavia, che già produceva i mainframe "Odra".

L'Elwro 800 era un'emulatore perfetto dello ZX Spectrum, ma non solo. Si basava su un'architettura client/server e consentiva di collegare i computer di un aula in rete. L'insegnante poteva vedere nel suo schermo cosa faceva ciascun allievo ed intervenire direttamente in ogni postazione. Per quegli anni erano dei concetti molto innovativi. Il software che veniva fornito era ovviamente prevalentemente didattico, ma non mancavano i compilatori in linguaggi come Pascal, C e Prolog.

Dal momento della concezione a quello in cui effettivamente i computer sarebbero arrivati nelle scuole sarebbero passati alcuni anni. La logistica e l'efficienza non era infatti uno dei punti di forza della Repubblica Popolare Polacca e questo era probabilmente il progetto informatico più complesso realizzato fino ad allora.

Gli Elwro 800 contenevano processori creati nella Repubblica Democratica Tedesca, memorie dall'Unione Sovietica e dischi fissi dall'Ungheria e dalla Bulgaria. La fabbrica Elwro non aveva mai prodotto così tanti computer in così poco tempo ed i primi risultarono difettosi. Anche a livello di distribuzione, installazione nelle scuole ed istruzione del personale, ci volle del tempo per ingranare. Bisogna pensare che nel socialismo spesso non si pensava nemmeno a pianificare una fase di un progetto se la precedente non era stata ancora terminata...

Ma nonostante questo, verso la fine degli anni ottanta i primi Elwro 80 incominciarono ad arrivare nelle scuole polacche. Nel frattempo però il regime socialista veniva smantellato, apparivano sul mercato i primi PC compatibili IBM e quindi i computer che si basavano sull'architettura dello ZX Spectrum erano obsoleti sul nascere. Però nelle scuole polacche degli inizi anni novanta gli Elwro 800 erano ancora migliaia ed è su questi che molti futuri informatici polacchi si sono fatti le ossa. Non solo gli studenti che li hanno usati, ma anche i programmatori che realizzavano software didattico o gli ingegneri che costruivano gli accessori.

Ma la ditta Elwro, però, non esiste più. Fu privatizzata, acquisita dalla Siemens e dopo alcuni anni liquidata. Sembra inoltre che non sia possibile sapere cosa è successo ai progettisti di questo computer. Oltretutto non hanno nemmeno una nome - tutte le fonti parlano di un "team" del Politecnico di Poznan...

lunedì 14 marzo 2016

Diamoci al russo



Ho saputo il risultato del mio esame di polacco di livello C1: l'ho passato con un punteggio totale del 98%. Adesso però faccio pausa e cambio lingua - il polacco lo pratico comunque ogni giorno.
Il croato è una nuova lingua che desidero imparare, ma non prima di arrivare ad un livello del russo che mi soddisfi. Diciamo, almeno B2, visto che l'esame di russo di B1 l'ho dato qualche anno fa - a Kiev in Ucraina, tra l'altro.

Ma considerando la situazione politica attuale non ho molta voglia di fare un corso estivo in Russia (o in un altro paese dove si parla russo) e dare là l'esame. Sono combattuto tra dare l'esame dell'ECL (facile) e quello della Federazione Russa (difficile). La mia paura, in questo caso, è di scontrarmi con la politica e di dover stare attento a quello che dico, del che non ho nessuna voglia. Però mi ricordo che quando ho frequentato i corsi estivi universitari a Mosca e San Pietroburgo, già allora vi erano situazioni difficili. Nonostante questo, i professori, pur esprimendo una prospettiva diversa da quella a cui sono abituato, mantenevano un elevato livello di professionalità.

L'idea è di dare l'esame di B2 di russo a fine maggio, ma non ho molto tempo. Allora ho pensato di trovare un'insegnante privata che mi dia ripetizioni. Ho cercato sul portale e-korepeticje e ne ho trovato una con delle buone recensioni. Allora sono andato a casa sua e ho fatto una lezione di prova. Ma si è dimostrata avere delle idee strambe - ad esempio, che i Croati sono tutti dei fascisti e che non sono slavi.  E alle mie obiezioni ha risposto che non ha bisogno di controllare, visto che come russa sa tutto sugli slavi e io non so niente. Ho deciso di non fare più lezioni con lei.

Il mio secondo tentativo è stato di fare una lezione di prova al centro culturale russo. L'atmosfera sembrava normale, indipendentemente dalle classiche opinioni "russe" e quindi ho deciso di iscrivermi ad un semestre. Adesso andrò a lezione il martedì e il mercoledì, fino a luglio e poi conto di dare l'esame di livello B2 della Federazione Russa.

E' un corso a cui prendono parte una decina di persone, soprattutto studentesse un po' timide. E' un'occasione interessante per rendersi conto di quanto in realtà sia facile per i polacchi imparare il russo - in realtà. non tanto. Hanno qualche vantaggio quando si tratta di capire alcuni concetti grammaticali come gli aspetti dei verbi, che in polacco sono identici. Ed è più facile per loro anche ricordarsi le parole, visto che alcune sono simili. Ma arrivare ad un buon livello di russo non è banale neanche per i Polacchi - e non è solo un fatto di motivazione. .


lunedì 22 febbraio 2016

Un grande amore per i diminutivi

Papà, papà, qual'è il diminutivo di "waga" (bilancia) ? Beh....

Quando studiavo per l'esame di B2 di polacco uno dei capitoli era sui diminutivi. Era il capitolo che odiavo di più perché mi sembravano una cosa senza importanza, ed oltre tutto le regole per crearli sono assurde. Ma solo di recente ho notato quanto i Polacchi, anzi sopratutto le Polacche, sono innamorati dei diminutivi.

E' vero, avevo già accennato che Stefen Muller ha scritto un intero capitolo sull'uso dei diminutivi in Polonia. Preferisce andare dal dentista in Polonia, dove si fa togliere la carietta dai dentini e dopo la rimozioncina del tartarino nella bocchina è tutto pulitino (sì, in Polonia i dottori e soprattutto le dottoresse parlano proprio così)

Vado al ristorante, e mi danno il numerino e mi chiamano quando l'insalatina è pronta. E mi chiedono se voglio un succhettino dal frigoriferino. Vado a teatro, e mi vendono il bigliettino per un posticino dove guardare lo spettacolo (per fortuna non lo spettacolino, lì per fortuna si fermano). E si paga in "zlotini".

Beh, ma almeno sul lavoro si sarà più seri, no ? Macché. Si fanno i testini per vedere se funziona il programmino, e si scrivono i risultatini nel filino di excelino. Hai una domandina in merito al compitino da fare ? Vai su internetino e trovi un aiutino come risolvere il tuo problemino.

Pero il tono che usano quando parlano così è normale, quindi se non si presta attenzione si può non notare. E allora cosa facciamo ? Scriviamo un postino sul bloghino su questo argomentino....

martedì 2 febbraio 2016

Tassisti



Una cosa che faccio molto spesso a Cracovia è andare in taxi. Anche stamattina sono andato al lavoro in taxi, visto che era abbastanza tardi e mi è costato 12 zloty - 3 Euro. Il prezzo di un biglietto del metrò a Monaco di Baviera.

Essendo Cracovia una città molto compatta, si arriva dappertutto in mezz'ora, ammesso ovviamente di prendere un taxi. Tipicamente quando devo uscire ed andare da qualsiasi parte chiamo un taxi, perché di solito ho abbastanza fretta ed arrivo velocemente a destinazione, anche se non ci sono mai stato. Quando torno ho meno fretta e visto che so bene dove è casa mia, non è un problema usare i mezzi pubblici. Di notte però sicuramente torno in taxi, per sicurezza.

Ditte che offrono servizi di taxi a Cracovia ce ne sono tante. La concorrenza fa sì che i prezzi siano bassi. Ecco spiegato il motivo per cui idee come Uber e il car sharing in Polonia non abbiano fatto strada. Inoltre i tassisti sono flessibili, ti aspettano gratis anche per dieci minuti e più. Le auto dei tassisti comunque sono di tutti i tipi, ce ne sono di nuove come di scassate.

La ditta che chiamo, Barbakan, mi ha nel suo database e mi ha registrato come "Obcokrajowec", straniero. Non si sono sforzati di registrare il mio nome, visto che essendo "straniero" sono facilmente riconoscibile. I forestieri sono ancora delle bestie strane in Polonia...

Uno straniero che sa il polacco, in più, è una bestia ancora più strana e la maggior parte dei tassisti sono curiosi. In genere non attacco bottone e mi faccio i fatti miei, ma se hanno voglia di parlare non disdegno la conversazione. Molti tassisti hanno una storia interessante, magari hanno passato qualche anno all'estero ma hanno preferito tornare.

In genere lascio un po' di mancia, che in Polonia non è scontato. E mi faccio dare sempre  lo scontrino. Non perché sono un bravo cittadino, ma per poter facilmente rintracciare il taxi, se mi dimentico qualcosa. Mi è successo una volta infatti di dimenticare il telefonino, che per fortuna ho recuperato. Questo è un altro vantaggio del taxi rispetto ai mezzi pubblici - se si dimentica qualcosa la si ritrova....

sabato 16 gennaio 2016

Preparandosi per l'esame PMBOK

PMBOK - "wydanie polskie"


Dovrei fare qualcosa di più per la mia "carriera". Ho avuto comunque l'anno scorso l'opportunità di seguire un corso di preparazione all'esame "PMBOK", ovvero "Project Management Body of Knowledge" - in pratica l'esame per diventare Project Manager. L'ho fatto a Cracovia, nei locali della Comarch, in polacco - esperienza per me sicuramente interessante. E non tipica, infatti ero l'unico straniero.

Il corso è durato un totale di 10 giorni ed in esso ho imparato alcune delle tecniche che si usano per gestire aspetti del progetto, ovvero integrazione, ambito, tempi, costi, qualità, risorse umane, comunicazione, rischi .... Dal corso ho ricevuto del materiale, ma l'esame lo preparerò leggendo la cosiddetta "bibbia" del PMBOK, di cui ho comprato l'edizione in polacco per 30 Euro scarsi. I libri tecnici in polacco, come ho scritto in un altro post, costano meno della corrispettiva edizione in inglese (che costerebbe più di 40 Euro)

A parte il fatto che l'instruttore aveva una grande voglia di ricordare ad ogni occasione che gli italiani amano agitare le mani quando parlano, il corso si è dimostrato interessante. Se non altro per capire che l'attitudine ostile al cliente non è così universale in Polonia come pensavo prima ed ho scritto in un post precedente. Ho trovato curiosa comunque l'opinione secondo cui al cliente bisogna dare il minimo indispensabile che sia disposto ad accettare ... e non di più, altrimenti è "goldplating", funzionalità realizzata gratis. Il cliente migliore, inoltre, "è quello che torna". Ma il cliente "non ha sempre ragione" - può dirti quello che vuole, ma non come realizzarlo...

Durante il corso sono state fatte attività di gruppo per simulare attività di progetto. Mi ha ricordato un po' la scuola, dove ero terrificato dei "lavori di gruppo" in cui non si sapeva mai chi doveva fare cosa. Nel corso erano un attimino più strutturati, le attività erano comunque curiose. Ad esempio costruire una catapulta di carta per distruggere un uovo, trovare chiodi in un secchio di sabbia o replicare una costruzione in lego che si trovava nella stanza accanto... Tutte situazioni che dovevano rappresentare tappe di progetti.

Il corso è finito e dopo avere dato l'esame di C1 di polacco non ho più scuse: mi devo preparare all'esame PMBOK. Ma a casa faccio fatica a motivarmi ed uso una strategemma che adottavo quando mi preparavo agli esami: vado a studiare fuori casa.  Studio esclusivamente il fine settimana. Le biblioteche però sono chiuse quei giorni ed allora ho trovato un locale alternativo: una stanza dedicata al "Coworking" nel più grosso centro commerciale di Cracovia, Bronovice, aperto ovviamente tutti i giorni. Studiando là sono arrivato quasi a metà della bibbia del PMBOK,  vediamo quando riesco a dare l'esame....

mercoledì 6 gennaio 2016

Giochiamo in polacco

Theme Hospital in polacco
I videogiochi sono una perdita di tempo, siamo tutti d'accordo. Ma si può in parte sfruttare questo tempo perso almeno per praticare delle lingue. Infatti, molto del tedesco e dell'inglese che so l'ho imparato dai videogiochi. Questi offrono la possibilità di imparare delle parole che non si usano tutti i giorni. Se ci sono dei dialoghi, si può esercitare la comprensione del parlato, e secondo me è meglio anche di un film.

Ci si potrebbe aspettare che per la maggior parte dei videogiochi non esista una versione in polacco. Ma secondo queste statistiche, la Polonia è al mondo il diciannovesimo mercato per i videogiochi. Abbastanza grande per fare si che esista una versione in polacco di giochi come Civilization V o Mount and Blade -  a quest'ultimo sto giocando in questo periodo.

Quando la casa produttrice non crea una versione in polacco, è a volte la comunità a crearla. Ce se ne può convincere visitando il portale "Graj po polsku", ovvero "Gioca in polacco". Uno dei loro progetti più grossi è stata la realizzazione di una versione polacca del gioco "Europa Universalis IV", anche se in questo momento perennemente incompleta perché deve rincorrere le espansioni.

So che la comunità ha anche creato versioni polacche di altri giochi che amo, come "Railroad Tycoon 3", "Sid Meier's Pirates" e "Theme Hospital". Talvolta, però, senza i caratteri speciali dell'alfabeto polacco, per cui per la pratica della lingua possono essere dannosi.

E come ho raccontato più volte, per i giochi a cui non mi interessa giocare, mi limito a guardare dei filmati 'Let's play' su youtube. Sono proprio questi ultimi giochi, cosiddetti "di ruolo", con molti dialoghi, che mi aiutano di più nello studio della lingua. 

domenica 27 dicembre 2015

Dying Light



Sono due i giochi realizzati in Polonia quest'anno che hanno riscosso un grosso successo internazionale. Uno è "Witcher 3", di CD Project, di cui ho già parlato in un precedente articolo e che nel frattempo ha già venduto almeno sei milioni di copie. L'altro è "Dying Light", di Techland, che di copie ne ha vendute almeno cinque milioni.

"Dying Light", diversamente dai due altri giochi polacchi che ho recensito, "Witcher 3" e "This War of Mine", è un gioco che non ha nessuna pretesa di originalità. Come un'altro prodotto di successo di Techland, "Dead Island", si riallaccia al filone trito e ritrito dell'invasione degli zombies. Almeno in questo caso l'epidemia non è estesa a tutto il pianeta, ma limitata alla città fittizia di Harram, chiaramente ispirata ad Istanbul, e che è stata posta in quarantena.

Il protagonista, Crane, è un agente americano inviato ad Harram con l'obiettivo nominale di impedire che l'infezione si estenda al resto del mondo. Nel corso del gioco però veniamo a sapere che la sua agenzia, la fantomatica GRE, desidera in realtà creare un'arma biologica sulla base dell'infezione ed in combutta col ministero della difesa pianifica il bombardamento a tappeto della città.  Crane nel corso del gioco compie una serie di missioni in cui combatte contro zombi e le bande che imperversano per Harram, salva altri superstiti e aiuta coloro che stanno ricercando un vaccino nella città stessa. Nel contempo obbedisce senza discutere agli ordini della sua agenzia, ma nel corso del gioco classicamente poi si ribella e decide di fare il possibile per impedire la distruzione della città e salvare i superstiti .

Come altre volte non ho giocato personalmente a questo gioco, ma mi sono limitato a guardare dei filmati 'Let's play' su youtube. E' una buona cosa che esiste una versione completamente in polacco del gioco. Questo non è scontato, perche del gioco "Gunslinger", pure di Techland, esiste solo la versione in inglese...

E' incontestabile che tecnologicamente il prodotto è allo stato dell'arte. La grafica è eccelsa e la giocabilità impeccabile, quindi della qualità non ci si può lamentare. Ma so che non è questo il tipo di gioco che mi attira. Non lascia infatti nessuna libertà al giocatore perché ha una storia molto lineare. Non si può ad esempio impedire a Crane di distruggere delle medicine, condannando a morte molte persone, cosa che io penso non farei, per cui mi risulta impossible immedesimarmi nel protagonista. Almeno i giochi della serie di "Witcher" danno la possibilità di scegliere tra diversi percorsi. La linearità della storia è comunque una caratteristica del genere, che a me non piace, visto che preferisco i giochi "sandbox" - con un mondo aperto e completa libertà.

"Dying Light" chiaramente si rivolge a coloro che amano sparare e, come è oggi di moda in molti giochi come Assassin's Creed, Far Cry e Uncharted, arrampicarsi su edifici, ponti e pali della luce. E' però  "The Last of Us" probabilmente il gioco che più assomiglia a "Dying Light", e sapendo il successo che ha avuto (è stato scelto da molte fonti come gioco dell'anno 2014) non sorprende che Techland abbia voluto fare un gioco molto simile.

domenica 13 dicembre 2015

Leggere in polacco



I libri soprattutto di informatica li preferisco comprare e non prenderli in prestito dalle biblioteche, per essere libero di scarabocchiarci sopra. Inoltre non amo i libri in formato elettronico, per la stessa ragione. Però in questo modo ci si mette poco a spendere dei patrimoni in libri ! 

Nel frattempo però per me è diventato normale leggere libri di informatica in polacco. Uno dei vantaggi è che costano molto meno. Ad esempio, se voglio imparare Angular.JS, ci sono questi due libri in polacco: uno di un autore polacco ed uno tradotto dall'inglese, ed entrambi costano meno di 10 euro. Se cercassi dei libri sullo stesso argomento in Germania su Amazon, troverei lo stesso libro in inglese od uno di un autore tedesco, e di Euro ne dovrei spendere 30.

Adesso sto leggendo un libro sui microservizi, una traduzione, per cui vale lo stesso discorso. La versione in polacco costa circa 10 euro, quella in inglese disponibile in Germania quasi 40. Simile rapporto di prezzo, ad esempio, per il classico "Clean Code", che in Germania costa il quadruplo rispetto alla versione polacca che si può acquistare in Polonia. Se si vuole comprare libri di informatica e si sa il polacco, è buono a sapersi - e pensare che in Germania spendevo un patrimonio per comprare dei libri di informatica ! Per non parlare dell'Italia, dove i libri di informatica costano ancora di più. 

Una curiosità è che sembra che la maggioranza dei libri di informatica in inglese ... vengano tradotti in polacco. I polacchi che non sanno l'inglese sono quindi più fortunati di molti dei loro colleghi occidentali. E con buona probabilità non hanno scelta, perché se volessero comprare l'originale in inglese.... lo dovrebbero pagare il triplo ! Immagino che non costi molto fare tradurre libri di informatica dall'inglese al polacco, ed inoltre in questo modo si possono introdurre dei libri sul mercato che altrimenti nessuno comprerebbe e che, ovviamente, fuori dalla Polonia non hanno valore ! Inoltre esistono molti autori polacchi che scrivono libri di informatica per il mercato interno.

Per la saggistica la differenza di prezzi nei libri non è così grossa. Se è una traduzione, lo stesso libro in Germania, in tedesco, di solito costa qualcosa come 5 euro in più rispetto alla versione polacca. Se invece è un libro di un autore polacco, bello, rilegato, di solito in Polonia costa quattro-sei euro. Anche in questo caso direi che rispetto a titoli equivalenti in Germania od in Italia costano qualche euro in meno.

Quando vado alla fiera del libro, ogni anno a Cracovia, faccio quandi scorta di libri ed ho da leggere per tutto l'anno. Perché, oltretutto, alla fiera sono scontati. E pensare che i polacchi si lamentano che i libri sono cari... 


domenica 6 dicembre 2015

Esame C1 di polacco




Questa settimana ho dato l'esame C1 di polacco dell'ECL (European Consortium for... Languages), a Varsavia. L'anno scorso avevo dato l'esame statale di livello B2. Il formato è diverso, perché l'esame statale contiene dei test di grammatica, che mancano nell'esame europeo.

Non mi è sembrato che i test fossero particolarmente più difficili di quelli del livello precedente, con una sola eccezione: lo scritto. Per il B2 ho dovuto scrivere un tema di 300 parole, mentre per il C1 bisogna scriverne due, ciascuno di 300 parole, per un totale di 600, nello stesso tempo (un'ora e mezza). E' nello scritto che ho concentrato il mio studio, tra l'altro riscrivendo in un quaderno tutti gli articoli di questo blog in polacco! Sono arrivato all'esame quindi avendo già fatto una certa pratica.

Poiché in un primo tempo pensavo che avrei provato l'esame statale di livello C2 (non esiste l'esame statale di livello C1), mi sono preparato anche per la grammatica. In ogni caso, le difficoltà maggiori che ho in polacco derivano dalle complessità lessicali di questa lingua. Da un po di tempo in un quaderno scrivo le parole le cui coniugazioni e declinazioni mi creano delle difficolta, usate all'interno di frasi che trovo in internet. Perché sì, il modo migliore per ricordarsi una parola è costruire delle frasi in cui viene usata nelle sue diverse forme. Ho qui usato un mix di technologie vecchie (un quaderno) e semi-nuove (un file excel in cui ho segnato le pagine in cui ho scritto ciascuna parola). Ho verificato che scrivere le cose a mano, in corsivo, aiuta a ricordarle meglio, e funziona molto meglio di Supermemo.

Tendo ad essere cronicamente insoddisfatto della mia conoscenza del polacco ( e di qualsiasi altra lingua per il resto). Ma le lingue sono una scienza inesatta e in essa si tollera un livello di errore che nell'ingegneria sarebbe impensabile. Non so se i numeri sono corretti, ma penso di ricordare che a livello B2 si ha un livello di errore od ignoranza della lingua del 10%, a livello C1 del 5% ed a livello C2 del 2%. Il livello di conoscenza della lingua di un nativo (moderatamente istruito) non è molto lontano da quello di un C2, ma in generale la differenza è nella velocità e nei riflessi. So bene, infatti, che la stragrande maggioranza degli errori che faccio nella conversazione è perché tendo a voler parlare troppo velocemente.

Man mano che si va avanti nello studio della lingua, il guadagno di un punto percentuale porta via sempre più tempo - è una crescita esponenziale. Se non sbaglio, bastano 2000 parole per coprire il 90% dell'uso in una lingua. Infatti appunto questo è il livello richiesto per il B2. Credo che per il 95% (C1) ne servano 6000 e per il C2 (98%) 15000, se non di più. Senza contare che ognuna di queste parole bisogna saperla coniugare e declinare.

Ammesso e non concesso che il mio livello di conoscenza sia C1 (aspettiamo di vedere il risultato
 dell'esame), per arrivare al livello C2 dovrei studiare ancora molte ore, soprattutto la grammatica. E' una beffa che da zero a C1 servano 6000 parole e da C1 a C2.... altre 9000. Logico chiedersi se ne vale la pena ed infatti non penso di avere abbastanza motivazione a continuare a studiare il polacco per arrivare a questo livello. Il C1 è già molto alto e so che non sono molti gli stranieri che lo raggiungono. Però sia che per l'inglese che il tedesco ho il C2....

domenica 25 ottobre 2015

"Missione sessuale"



Elementi di disturbo
Tra le commedie polacche, quella che la maggior parte dei polacchi definiscono più divertente è il film "Seksmisja", ovvero "Missione Sessuale". Se non l'avete ancora visto e non volete che vi riveli la trama, non leggete oltre.

La "missione sessuale" è divertentissima - per i polacchi. E' ambientata in un mondo post-apocalittico in cui la superficie della terra è diventata inabitabile (cominciamo bene) e i sopravvissuti, anzi, le sopravvissute vivono sotto terra. Sì, perché in questo mondo non vi sono più uomini e la riproduzione avviene in modo controllato ed artificiale. Nascono solo donne, perché essendo le guerre e tutto quello che c'è di male frutto dell'opera di uomini, è questo il modo migliore per garantire una società stabile. Le donne hanno riscritto la storia, infatti ad esempio sono convinte che tutti i grandi scienziati della storia fossero donne e che "prima" gli uomini torturassero sistematicamente le donne.

Ma a turbare questo ordine è il ritrovamento di due uomini ibernati, che vengono risvegliati a scopo scientifico. Questi all'inizio credono di essersi svegliati nel paradiso, ma in realtà il nuovo mondo si rivela ben presto un inferno. Le donne infatti decidono che non possono permettersi rischi e dopo un processo farsa decidono di procedere alla castrazione dei due uomini superstiti.

Una delle donne venuta a contatto degli uomini decide però di indagare e dopo aver interrogato loro ed una delle donne anziane decide di liberarli e quindi tutti assieme fuggono in superficie, in tenute anti-radiazione, seguite a ruota dall'unica guardiana che è riuscita a trovare un'altra tenuta.

In superficie, si accorgono tutti e quattro che in realtà la terra è tornata ad essere abitabile e di questo sono state tenute all'oscuro dalla loro capa, che vive nel lusso in una bellissima casa. Quando rientra, la aggrediscono, ma scoprono che in realtà la capa ... è un capo. E' un uomo in realtà a comandare questo mondo di donne e gli fa comodo uno status quo in cui non ci siano altri uomini - o, come sostiene, è troppo vigliacco per cambiarlo. I due uomini del passato però non la pensano così - si insediano nella casa con le loro nuove "ragazze" ed escogitano un piano per riportare gli uomini in questo mondo...

La trama del film è quantomeno interessante. Un'interpretazione comune è che gli uomini siano i capitalisti (che creano un modo imperfetto che non ha la pretesa di essere giusto) e le donne i comunisti (che desiderano creare un mondo perfetto che finisce però per essere un inferno) . E' un'interpretazione non scontata che molti polacchi non condividono, oltretutto il film è stato girato nell'epoca socialista e doveva passare la censura.

Quello che però non credo è che il film sia divertente per un pubblico "occidentale". Non mi è chiaro quali possano essere le scene divertenti - l'unica che mi ha fatto sorridere è il fatto che la password per salire in superficie fosse "Kurwa mac", e che nessuna delle donne sapeva cosa volesse dire. Quella che è però fatale è la recitazione degli attori e soprattutto delle attrici, che si comportano in modo troppo "polacco" e dal mio punto di vista rendono il film noioso per un pubblico internazionale. Io ho trovato il film in parte divertente solo dopo aver vissuto qualche tempo in Polonia...

Per far capire quanto sia nero l'umorismo polacco si può comunque raccontare che la commedia polacca ritenuta più divertente è ambientata in un mondo post-apocalittico dove la terra è inabitabile e gli uomini vengono sistematicamente castrati....

sabato 10 ottobre 2015

Nuovi edifici a Cracovia

Kraków Arena


La Polonia ha la reputazione di sapere usare bene i fondi Europei per lo sviluppo, a differenza, ad esempio dell'Italia Meridionale. E' molto evidente a Cracovia, che è una città in continua crescita.

Molte ditte che aprono una sede qui si insediano in uno dei numerosi centri uffici, al cui finanziamento ha partecipato l'Unione Europea. Anche nel caso di Comarch, che ha costruito degli interi complessi.

Recentissima è l'inaugurazione del nuovo terminale all'aeroporto, che ho visitato per la prima volta questa settimana. A pochi passi da casa mia si trova la nuovissima Kraków Arena, che ha la funzione di palazzetto dello sport (qui vi sono stati i mondiali di pallavolo l'anno scorso) ed in cui si svolgono regolarmente concerti. Inoltre recente è la costruzione del museo dell'aviazione, che è molto piaciuto a mio padre in visita a Cracovia.

Molti dei nuovi edifici universitari a Cracovia sono stati finanziati dall'unione Europea, ad esempio la facoltà di informatica della AGH, come pure dei musei, come ad esempio quello di arte moderna.  Il nuovo centro congressi è un fiore all'occhiello della città. Numerosi edifici sono stati "rivitalizzati", come ad esempio il Collegius Maius o la biblioteca universitaria centrale.

L'unione Europea ha poi contribuito alla modernizazzione di ospedali, linee tramviarie, strade e piste ciclabili. Probabilmente la maggior parte dei progetti finanziati dal fondo Europeo sono però informatici, come ad esempio il sistema informatico dell'amministrazione comunale.


lunedì 28 settembre 2015

Zloty vecchi e nuovi

Un milione di vecchi zloty - bastano per un cappuccino al bar
In Polonia non si usa ancora l'Euro e dopo gli ultimi avvenimenti in Grecia i Polacchi non sembrano affatto entusiasti di adottarlo. E' probabile che il miracolo polacco perderebbe d'impeto se non ci fosse la possibilità di lasciare fluttuare gli zloty. Ma d'altra parte aziende sia polacche che di altri paesi d'Europa lamentano che una moneta unica permetterebbe loro di semplificare i processi e risparmiare. Si tratta quindi sia di un vantaggio che di uno svantaggio.

Del resto la Polonia non rispetta ancora i parametri di bilancio che sono un requisito per entrare nell'Euro. Per farlo dovrebbe tagliare le spese sociali ad un livello tale che per molta parte della popolazione sarebbe inaccettabile. Quindi non credo che gli zloty spariranno molto presto.

E' vero che gli zloty sono una moneta abbastanza stabile ed hanno un cambio di 4 zloty per un euro. Ma non è sempre stato così, infatti agli inizi degli anni novanta la Polonia ha conosciuto un'inflazione annuale a tre cifre (fino ad arrivare al 640%), in modo simile ad altri paesi dell'est.
Questo significa che i risparmi di decenni sono spariti nel nulla. E' un'esperienza che probabilmente solo chi l'ha vissuta può capirla e cambia per sempre una persona.

Ad un certo punto si è passato dai "vecchi zloty" ai "nuovi zloty" - uno zloto nuovo valeva 10000 di quelli vecchi. Chi ha visitato la Polonia in quel periodo, spesso si sentiva dire che doveva pagare 30000 zloty, mentre in realtà erano tre... Per non parlare dei truffatori che offrivano di cambiare i miei marchi tedeschi in cambio di vecchi zloty che volevano fare passare per nuovi. Ancora oggi pare che ci sia gente che ancora converte i prezzi nella propria testa in vecchi zloty.

I soldi poi nel socialismo avevano ancora meno valore. Non perché i prezzi fossero più bassi, come raccontano le leggende metropolitane dure a morire. Ma perché nei negozi non c'era molto da comprare e per quel poco bisognava stare in lunghe file.

Per i polacchi e per altri abitanti dei paesi dell'est i soldi non hanno quindi la stessa importanza che per chi ha vissuto in paesi occidentali. Per me è sempre stato scontato che se si hanno tanti soldi ci si può sentire sicuri e si può comprare quello che si vuole ( a parte l'amore e l'amicizia ). Ma in realtà i soldi hanno valore fintanto che è stabile il governo che li ha emessi. Se lo stato fallisce, come è successo alla Repubblica Popolare Polacca, l'altissima inflazione è una delle conseguenze più probabili.

Non sorprende che la maggior parte dei polacchi siano proprietari delle case in cui abitano (circa l'80%), perché nel mattone hanno fiducia. Né che prendano crediti anche solo per andare in vacanza. I soldi è meglio spenderli oggi, quando hanno ancora un valore, piuttosto che tenerli in banca con il rischio di perderli tutti alla prossima crisi. Poi si sa che quelli che escono meglio da un periodo di forte inflazione sono le persone fortemente indebitate.

Ed allora forse è meglio avere "cento amici piuttosto che cento rubli". Ho già scritto che per i polacchi il posto nella coda è sacro. Però un polacco ha meno remore nell'offrire soldi ad uno sconosciuto che sembra averne bisogno. In fin dei conti i soldi oggi hanno un valore, domani non si sa, mentre la persona a cui si fa un favore probabilmente non se ne dimenticherà...

martedì 1 settembre 2015

Ciceroni non si nasce, si diventa

Il giro del calvario

Veniamo a Cracovia, ma devi farci da Cicerone. Nessun problema, penso io. Cracovia la conosco, o penso di conoscerla. Così dopo avere accomodato i miei genitori in un appartamento separato un giorno li ho accompagnati in centro.

Hanno voluto fare un giro su uno di quei ciclo taxi con cui si portano i giro i turisti. Poi li ho accompagnati a piedi, ma si sono viste le mie lacune. Non sapevo di chi era la statua in piazza e perchè c'è un'altra statua di una testa gigante. Ho poi confuso il Barbakan con la porta Florianska. Siamo saliti al castello di Wawel, ma non abbiamo visitato l'interno perché sembrava che ci fossero troppi turisti.

Successivamente ho pensato di riscattarmi portandoli nel museo sotto la piazza centrale e poi sulla torre del municipio. Anche lì è stata una delusione, oltretutto è venuta una tempesta quasi apocalittica e ci siamo bagnati tutti. Un po' meglio è andata al collegio Maius.

Un altro giorno siamo andati a visitare due santuari nella parte sud di Cracovia, uno dedicato al papa Giovanni Paolo II ed un altro a Santa Faustina. Manco sapevo che esistessero e nemmeno sapevo chi fosse Santa Faustina. Nel convento c'era un osso a quanto si dice miracoloso. Infatti il papa Wojtila aveva santificato Santa Faustina appunto in virtù di una guarigione miracolosa, dopo che un americano aveva baciato quell'osso. Nessuno di noi però si è sentito di baciare la reliquia, quindi dovremo tenerci i nostri malanni. Siamo però saliti sul campanile con una bella vista sulla città. Il santuario di San Giovanni Paolo ci è piaciuto, ma il museo era chiuso.

Quindi siamo saliti sul promontorio ad ovest di Cracovia, dal quale pure si vede la città. Ma faceva caldissimo e i miei genitori alla fine erano completamente spompati. Ci siamo rifugiati in un museo dedicato a Kościuszki, ma non ci ha interessato molto. Allora la sera siamo andati a mangiare una zapiekanka nella piazza Nova, a Kazimierz, ma non sono riuscito a farmene dare una di mio gradimento.

E finalmente un altro giorno siamo andato al Calvario Zebrzydowski, la cui visita però consiste in una lunga camminata attorno ad un monte per vedere le varie cappellette. Si è dimostrato troppo faticoso per i miei genitori e abbiamo fatto ben poca strada. In più non c'era tempo perché dovevamo andare a Wadowice a visitare la casa del papa. Ce l'abbiamo fatta, ma la visita era in polacco perchè quella in Italiano l'avevamo mancata per dieci minuti.

Infine abbiamo preso tre biglietti giornalieri dei mezzi pubblici di Cracovia e siamo andati in giro per tram ed autobus. Però era un giorno feriale, erano affollati e non si è dimostrata un'esperienza esaltante.

Nonostante tutto i miei genitori dicono che si sono divertiti tantissimo. Hanno fatto molto shopping nelle bancherelle e nei negozietti, hanno mangiato sorprendentemente bene e visitato tanti centri commerciali. In più mio padre ha visitato più volte il museo degli aerei.

Forse sono io che mi stresso troppo, ma nessuno è nato maestro ... o Cicerone. Ma si puo sempre migliorare, ed ho fatto il giro del Calvario in solitario questa domenica. Ci ho messo cinque ore, anche se ho allungato il giro per salire in cima al monte. Chi l'avrebbe mai detto...

sabato 22 agosto 2015

Multe, multe ed ancora multe

A Cracovia significa... parcheggio a pagamento!

Ho già raccontato che girando in Polonia in auto bisogna stare attenti ai numerosissimi rilevatori di velocità. Se si ha un buon navigatore, si viene avvertiti in tempo. Ma durante i due miei ultimi giri con macchine a noleggio ho usato il mio telefonino e google maps per navigare. Questo software non dispone di dati sugli autovelox, ed ho quindi finito per prendere due multe per eccesso di velocità.

Questo mese mi è arrivata una lettera minacciosa dall'ispettorato centrale con la segnalazione che avevo superato il limite di velocità in un centro abitato di circa 30 km/h in aprile. Oltre a 200 zloty (50 euro) questo mi costerà sei punti sulla patente. Non bisogna superare i 24 punti, ma in teoria i punti in Polonia vengono azzerati ogni anno, ammesso che si siano pagate tutte le multe. Avendo una patente tedesca, in base a quello che sono venuto a sapere non me la possono togliere, ma mi possono proibire di circolare in Polonia. Devo stare più attento.

Ma non sono il solo ad avere ricevuto delle multe. I miei genitori sono venuti a Cracovia questo mese e si sono beccati due multe per divieto di sosta. Nel quartiere periferico dove hanno trovato un appartamento grazie ad Airbnb il comune ha avuto la brillante idea di mettere dei parchimetri e di creare dei parcheggi a pagamento. Il peggio è che i posti a pagamenti sono marcati con striscie bianche ed hanno il segnale "P", che in Italia significherebbe parcheggio libero, ma in Polonia significa parcheggio a pagamento! Per non prendere la multa possono parcheggiare di fronte alla casa dove alloggiano, dove però c'è il segnale di ... divieto di sosta. La padrona di casa li aveva avvertiti di questo, ma la cosa sembrava inverosimile ed hanno dovuto prendere due multe di divieto di sosta prima di capire come funziona....

Infatti in Polonia la Polizia sembra apparire quasi magicamente ogni volta che si mette la macchina in un divieto di sosta. Mi ricordo che anche a me è successo una volta che mi ero dimenticato di comprare il biglietto al parchimetro ed avevo parcheggiato per dieci minuti.

Mio padre ha comunque valutato se fosse veramente necessario pagare le multe. D'altra parte, è noto che i turisti che vengono in Italia ed infrangono i limiti di velocità tipicamente non pagano le multe anche se arrivano a casa loro, perché il sistema non è informatizzato ed anche se vengono fermati da una pattuglia in Italia questa non è in grado di farle valere. Ma in Polonia pare che sia diverso e sono noti casi in cui un automobilista fermato dalla polizia ha dovuto pagare le multe dovute con gli arretrati, sotto la minaccia di vedersi sequestrata la macchina.

Quindi mio padre ha pagato le multe, anzi, le ho pagate io. Un totale di 100 zloty, ovvero 25 euro. Tutto sommato poteva andare peggio. Almeno non ha avuto il trauma di trovarsi l'auto bloccata dalle ganasce, come era successo a me una volta nella Repubblica Ceca, una volta che avevo parcheggiato l'auto in un'altra "trappola per turisti". A Cracovia le mettono a chi parcheggia in centro...

sabato 8 agosto 2015

Nuovo capitalismo polacco

"Nuovo capitalismo polacco" di Jane Hardy
Dopo il "cambiamento" del 1989, la Polonia è passata dal comunismo ad un'economia di mercato. E' conoscenza comune che in Polonia è stata adottata una terapia cosiddetta di shock, che ha smantellato le aziende statali dandole in mano a privati ed ha aperto il paese al capitale straniero senza proteggere le aziende locali. Diversamente ad esempio dalla Russia o dalla Jugoslavia, dove la terapia shock ha avuto effetti disastrosi, in Polonia le misure hanno avuto successo ed il paese è diventato una mecca del capitalismo in continua ed inarrestabile crescita. Questo, almeno, tanti ci raccontano.

La realtà però è più complicata. Prima di tutto la privatizzazione delle aziende statali non è stata affatto esaustiva. Delle quindici aziende a maggiore fatturato in Polonia, quattordici sono ancora statali. Sono ad esempio nei settori del petrolio (Orlen, PGNiG, Lotos), minerario (KGHM Polska Miedź), assicurativo (PZU), bancario (PKO SA), energetico (PGE) o logistico (PKP). In Polonia l'opinione dominante è che aziende in settori strategici debbano restare in mano allo stato, altrimenti rischiano di finire in mano ad oligarchi che non creano nessun valore aggiunto, come ad esempio è successo in Russia, o in proprietà di capitale straniero. Sul fatto che queste aziende siano gestite bene dallo stato le opinioni sono discordanti.

Il "cambiamento" ha colpito in modo più radicale le aziende nel settore manifatturiero, come ad esempio la produzione di automobili ed elettrodomestici. Molte di queste aziende sono state svendute ad investitori stranieri, che le hanno smembrate tenendo solo i reparti più efficienti e liquidando gli altri. A volte l'unico scopo di questi acquisti era acquisire i beni immobili e la presenza nel paese, per poter produrre a basso costo.  Il risultato di questo rimescolamento di carte è stata la creazione di un settore manifatturiero efficiente in Polonia, ma quasi completamente in mano a capitale straniero. I polacchi si sono dimostrati essere degli ottimi lavoratori rispetto ad altri paesi dell'Est Europeo, oltretutto perché la Polonia anche nel periodo comunista realizzava prodotti destinati a mercati occidentali.

Il cambiamento però ha causato alti costi sociali. Le garanzie del comunismo  (casa, lavoro, assistenza sanitaria, istruzione, asili nido...) sono state in gran parte smantellate. La disoccupazione si è stabilizzata a livelli accettabili, ma bisogna tenere conto del fatto che tantissimi polacchi sono emigrati in Europa, approfittando dell'apertura delle frontiere. Quelli che sono rimasti a lavorare in Polonia nel privato spesso devono sopravvivere con 300 euro al mese, per cui se possono si trovano un secondo lavoro. Non dimentichiamo che la merce d'importazione costa qui lo stesso che nella zona Euro. I sindacati sono forti nelle aziende statali, ma non in quelle private, anzi, iscriversi a un sindacato nella pratica può portare al licenziamento.

La sensazione però è che le cose di anno in anno migliorino. Per quelli a cui non è consentito di dimenticare le code e le carenze dei tempi del comunismo, la presenza di numerosissimi centri commerciali con scaffali pieni di merci deve essere catartica, anche se non si hanno i soldi per comprarle.  I finanziamenti dell'Unione Europea hanno portato migliori infrastrutture, come ad esempio nuove strade, aeroporti. collegamenti ferroviari, acquedotti, piste ciclabili, ospedali, edifici universitari... Vi sono degli imprenditori locali, che però sono in una lotta impari con le multinazionali, che godono persino di migliori esenzioni fiscali dallo stato polacco. La costante presenza dello spauracchio russo fa sì che altri temi passino in secondo piano e che quindi
nessun paese più della Polonia creda nella strada del neoliberalismo.