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mercoledì 6 gennaio 2016

Giochiamo in polacco

Theme Hospital in polacco
I videogiochi sono una perdita di tempo, siamo tutti d'accordo. Ma si può in parte sfruttare questo tempo perso almeno per praticare delle lingue. Infatti, molto del tedesco e dell'inglese che so l'ho imparato dai videogiochi. Questi offrono la possibilità di imparare delle parole che non si usano tutti i giorni. Se ci sono dei dialoghi, si può esercitare la comprensione del parlato, e secondo me è meglio anche di un film.

Ci si potrebbe aspettare che per la maggior parte dei videogiochi non esista una versione in polacco. Ma secondo queste statistiche, la Polonia è al mondo il diciannovesimo mercato per i videogiochi. Abbastanza grande per fare si che esista una versione in polacco di giochi come Civilization V o Mount and Blade -  a quest'ultimo sto giocando in questo periodo.

Quando la casa produttrice non crea una versione in polacco, è a volte la comunità a crearla. Ce se ne può convincere visitando il portale "Graj po polsku", ovvero "Gioca in polacco". Uno dei loro progetti più grossi è stata la realizzazione di una versione polacca del gioco "Europa Universalis IV", anche se in questo momento perennemente incompleta perché deve rincorrere le espansioni.

So che la comunità ha anche creato versioni polacche di altri giochi che amo, come "Railroad Tycoon 3", "Sid Meier's Pirates" e "Theme Hospital". Talvolta, però, senza i caratteri speciali dell'alfabeto polacco, per cui per la pratica della lingua possono essere dannosi.

E come ho raccontato più volte, per i giochi a cui non mi interessa giocare, mi limito a guardare dei filmati 'Let's play' su youtube. Sono proprio questi ultimi giochi, cosiddetti "di ruolo", con molti dialoghi, che mi aiutano di più nello studio della lingua. 

domenica 27 dicembre 2015

Dying Light



Sono due i giochi realizzati in Polonia quest'anno che hanno riscosso un grosso successo internazionale. Uno è "Witcher 3", di CD Project, di cui ho già parlato in un precedente articolo e che nel frattempo ha già venduto almeno sei milioni di copie. L'altro è "Dying Light", di Techland, che di copie ne ha vendute almeno cinque milioni.

"Dying Light", diversamente dai due altri giochi polacchi che ho recensito, "Witcher 3" e "This War of Mine", è un gioco che non ha nessuna pretesa di originalità. Come un'altro prodotto di successo di Techland, "Dead Island", si riallaccia al filone trito e ritrito dell'invasione degli zombies. Almeno in questo caso l'epidemia non è estesa a tutto il pianeta, ma limitata alla città fittizia di Harram, chiaramente ispirata ad Istanbul, e che è stata posta in quarantena.

Il protagonista, Crane, è un agente americano inviato ad Harram con l'obiettivo nominale di impedire che l'infezione si estenda al resto del mondo. Nel corso del gioco però veniamo a sapere che la sua agenzia, la fantomatica GRE, desidera in realtà creare un'arma biologica sulla base dell'infezione ed in combutta col ministero della difesa pianifica il bombardamento a tappeto della città.  Crane nel corso del gioco compie una serie di missioni in cui combatte contro zombi e le bande che imperversano per Harram, salva altri superstiti e aiuta coloro che stanno ricercando un vaccino nella città stessa. Nel contempo obbedisce senza discutere agli ordini della sua agenzia, ma nel corso del gioco classicamente poi si ribella e decide di fare il possibile per impedire la distruzione della città e salvare i superstiti .

Come altre volte non ho giocato personalmente a questo gioco, ma mi sono limitato a guardare dei filmati 'Let's play' su youtube. E' una buona cosa che esiste una versione completamente in polacco del gioco. Questo non è scontato, perche del gioco "Gunslinger", pure di Techland, esiste solo la versione in inglese...

E' incontestabile che tecnologicamente il prodotto è allo stato dell'arte. La grafica è eccelsa e la giocabilità impeccabile, quindi della qualità non ci si può lamentare. Ma so che non è questo il tipo di gioco che mi attira. Non lascia infatti nessuna libertà al giocatore perché ha una storia molto lineare. Non si può ad esempio impedire a Crane di distruggere delle medicine, condannando a morte molte persone, cosa che io penso non farei, per cui mi risulta impossible immedesimarmi nel protagonista. Almeno i giochi della serie di "Witcher" danno la possibilità di scegliere tra diversi percorsi. La linearità della storia è comunque una caratteristica del genere, che a me non piace, visto che preferisco i giochi "sandbox" - con un mondo aperto e completa libertà.

"Dying Light" chiaramente si rivolge a coloro che amano sparare e, come è oggi di moda in molti giochi come Assassin's Creed, Far Cry e Uncharted, arrampicarsi su edifici, ponti e pali della luce. E' però  "The Last of Us" probabilmente il gioco che più assomiglia a "Dying Light", e sapendo il successo che ha avuto (è stato scelto da molte fonti come gioco dell'anno 2014) non sorprende che Techland abbia voluto fare un gioco molto simile.

domenica 25 ottobre 2015

"Missione sessuale"



Elementi di disturbo
Tra le commedie polacche, quella che la maggior parte dei polacchi definiscono più divertente è il film "Seksmisja", ovvero "Missione Sessuale". Se non l'avete ancora visto e non volete che vi riveli la trama, non leggete oltre.

La "missione sessuale" è divertentissima - per i polacchi. E' ambientata in un mondo post-apocalittico in cui la superficie della terra è diventata inabitabile (cominciamo bene) e i sopravvissuti, anzi, le sopravvissute vivono sotto terra. Sì, perché in questo mondo non vi sono più uomini e la riproduzione avviene in modo controllato ed artificiale. Nascono solo donne, perché essendo le guerre e tutto quello che c'è di male frutto dell'opera di uomini, è questo il modo migliore per garantire una società stabile. Le donne hanno riscritto la storia, infatti ad esempio sono convinte che tutti i grandi scienziati della storia fossero donne e che "prima" gli uomini torturassero sistematicamente le donne.

Ma a turbare questo ordine è il ritrovamento di due uomini ibernati, che vengono risvegliati a scopo scientifico. Questi all'inizio credono di essersi svegliati nel paradiso, ma in realtà il nuovo mondo si rivela ben presto un inferno. Le donne infatti decidono che non possono permettersi rischi e dopo un processo farsa decidono di procedere alla castrazione dei due uomini superstiti.

Una delle donne venuta a contatto degli uomini decide però di indagare e dopo aver interrogato loro ed una delle donne anziane decide di liberarli e quindi tutti assieme fuggono in superficie, in tenute anti-radiazione, seguite a ruota dall'unica guardiana che è riuscita a trovare un'altra tenuta.

In superficie, si accorgono tutti e quattro che in realtà la terra è tornata ad essere abitabile e di questo sono state tenute all'oscuro dalla loro capa, che vive nel lusso in una bellissima casa. Quando rientra, la aggrediscono, ma scoprono che in realtà la capa ... è un capo. E' un uomo in realtà a comandare questo mondo di donne e gli fa comodo uno status quo in cui non ci siano altri uomini - o, come sostiene, è troppo vigliacco per cambiarlo. I due uomini del passato però non la pensano così - si insediano nella casa con le loro nuove "ragazze" ed escogitano un piano per riportare gli uomini in questo mondo...

La trama del film è quantomeno interessante. Un'interpretazione comune è che gli uomini siano i capitalisti (che creano un modo imperfetto che non ha la pretesa di essere giusto) e le donne i comunisti (che desiderano creare un mondo perfetto che finisce però per essere un inferno) . E' un'interpretazione non scontata che molti polacchi non condividono, oltretutto il film è stato girato nell'epoca socialista e doveva passare la censura.

Quello che però non credo è che il film sia divertente per un pubblico "occidentale". Non mi è chiaro quali possano essere le scene divertenti - l'unica che mi ha fatto sorridere è il fatto che la password per salire in superficie fosse "Kurwa mac", e che nessuna delle donne sapeva cosa volesse dire. Quella che è però fatale è la recitazione degli attori e soprattutto delle attrici, che si comportano in modo troppo "polacco" e dal mio punto di vista rendono il film noioso per un pubblico internazionale. Io ho trovato il film in parte divertente solo dopo aver vissuto qualche tempo in Polonia...

Per far capire quanto sia nero l'umorismo polacco si può comunque raccontare che la commedia polacca ritenuta più divertente è ambientata in un mondo post-apocalittico dove la terra è inabitabile e gli uomini vengono sistematicamente castrati....

martedì 21 luglio 2015

Una lingua in più...

La bandiera della Croazia come la vedono alcuni polacchi....

Parlo, o mi vanto di parlare, sette lingue, a parte l'Esperanto: italiano, tedesco, inglese, polacco, francese, russo e spagnolo, ordinate per livello di conoscenza.  Per la verità ho ancora da imparare in ognuna di queste lingue, però da un po' di tempo desidero cominciare a studiarne un'altra. Il problema è scegliere quale.

Per decidere di imparare una lingua ho bisogno di apprezzare il paese in cui viene parlata, ed essere consapevole che non avrò a difficolta a trovare materiale interessante per praticarla. Tipicamente è importante per me sapere se ci sono libri, fumetti, canzoni e film in quella lingua che mi possano piacere.

Come ho già scritto più volte, mi interesso al polacco da tempo, ma in questa lingua ho fatto fatica a trovare del materiale che mi interessasse. Ma nel frattempo in polacco leggo fumetti, libri, ascolto canzoni, guardo film e persino walktrough di videogiochi, per cui in quest'area ho smesso di avere problemi.

Una lingua che mi affascina è il rumeno. Sono però stato nel paese dove si parla e devo dire che per tante ragioni non mi ha entusiasmato, e non conto di tornarci. Una delle cose che ho notato in Romania è quanto siano povere le librerie, inoltre i romeni sono nella comunità europea la nazione che trova meno tempo per la cultura. Solo la musica mi piace, ma è troppo poco. A malincuore ho dovuto scartare questa lingua, che è neolatina e non sarebbe difficile.

L'ucraino è una lingua che vorrei avere una scusa per imparare, essendo anche questa una lingua che mi piace molto. L'Ucraina, inoltre, è' un paese molto vasto che non basterebbe una vita per conoscere a fondo. Penso che abbia un grosso potenziale, in particolare nel mio settore, come dimostrano le (poche) aziende IT che sono riuscite in qualche modo a stabilirsi in quel paese. Purtroppo, però, fare business in Ucraina è molto difficile e in particolare in considerazione degli ultimi avvenimenti l'ingresso nell'Unione Europea è diventato un miraggio.

Sono stato a Kiev qualche anno fa, e quest'anno ho fatto un salto a Lvov. Nonostante quello che dica la propaganda russa, anche a Lvov la maggior parte delle conversazioni che ho sentito sono in russo, e non in ucraino. In televisione la maggioranza dei film e della musica è in russo, come pure i libri che si trovano nelle librerie. Ancora adesso la lingua di lavoro in Ucraina, in particolare nel settore dell'IT, è il russo. Nonostante la mia simpatia per l'ucraino, non riuscirei a giustificare a me stesso il grosso investimento di tempo che è l'apprendimento di una lingua, se questa non viene usata in modo pervasivo nel suo stesso paese di origine.

Venti anni fa ridevo in faccia a chi mi diceva che voleva imparare il serbocroato. Come si fa ad imparare la lingua di un paese in cui si combatte una guerra civile spietata ? Ma la guerra è finita. L'anno scorso sono stato a Belgrado e poi a Novi Sad ad una conferenza di poliglotti, e quest'anno a Split da un cliente. Il serbocroato (che adesso è serbo, croato, bosniaco e montenegrino, una cosiddetta lingua pluricentrica) l'avevo già sentito parlare e devo dire che come lingua mi piace molto, al punto che penso che sia una delle lingue più belle in Europa.

Ma vale la pena impararlo? I territori della ex Jugoslavia sono vasti e belli dal punto di vista paesaggistico, e per esplorarli a fondo potrebbe non bastare una vita. La Croazia è già nell'Unione Europea, e Serbia, Montenegro e Bosnia sono già integrati nell'economia europea, per cui penso che il loro ingresso sia una questione di tempo - a differenza dell'Ucraina, che ancora adesso nonostante tutto commercia soprattutto con la Russia. E nel settore dell'IT qualcosa si muove.

E la cultura ? La musica serbo-croata mi piace, ed anche per essa ho creato un blog. Nonostante si siano combattuti, i paesi della ex Jugoslavia ascoltano la stessa musica - cantanti croate si esibiscono in Serbia, e viceversa. Le librerie e biblioteche che ho visitato sono molto ben fornite, ed esistono molti libri di informatica ed altri argomenti interessanti in questa lingua. Anche la scelta di fumetti di livello è vasta. Non mancano i film, sia moderni che dell'Jugoslavia, che però loro non guardano e non trasmettono in TV perché sono molto esterofili.

Allora ho deciso di andare a Zagabria questo mese e di passare due settimane ad imparare il croato, con l'aiuto di un'insegnante privata della scuola di lingue Sputnik. Penso di essermi portato avanti e conto per l'anno prossimo di arrivare almeno ad un livello A2. Ho comprato dodici libri in serbo e croato, compresi i corsi, per cui il problema della pratica non lo avrò. Ma devo stare attento a non fare confusione con le altre lingue slave che studio, polacco e russo. Ma di questo parlerò in un altro post.

mercoledì 4 marzo 2015

Viva Polonia



Ho appena finito di leggere il libro "Viva Polonia" di Steffen Möller, che si autodefinisce un immigrante tedesco in Polonia. Ho sempre avuto una certa diffidenza nei suoi confronti, dopo aver letto degli estratti del suo libro in corsi di polacco  Non mi piacevano le sue opinioni sulla lingua Polacca, che considera difficile in modo esagerato, facendo un confronto senza senso con altre lingue, come l'inglese e l'italiano (anziché, come sarebbe più corretto, con altre lingue dell'Europa dell Est).

A parte le sue opinioni sulla lingua, il libro si è dimostrato interessante ed è valso la pena leggerlo. Si nota però il suo rapporto di odio-amore con la Polonia, Polonia in cui però ha fatto carriera ed è diventato famoso tra l'altro come attore e cabarettista. Tutti lo riconoscono per strada, il che gli permette di fare delle conoscenze, come quella con un soldato tedesco che aveva disertato durante la seconda guerra mondiale ed è rimasto in Polonia, perché si vergognava di tornare.

In alcune cose mi riconosco. Come me, l'autore non capisce l'umorismo polacco, trova i Polacchi poco comunicativi, pessimisti e gli sembra che si lamentino troppo - il che, venendo da un tedesco, è tutto dire. Fa delle osservazioni interessanti, come il fatto che in Polonia fa buio presto, poiché si trova nello stesso fuso orario della Spagna, o che i Polacchi usano molto volentieri i diminutivi, per cui anche una visita dal dentista non sembra così terribile, quando ti dice che ti cura la carietta del dentino.

Altre cose nel libro mi trovano alquanto perplesso. A parte le lamentele sulla lingua così difficile (ma in realtà non più difficile di tante altre), l'affermazione più sorprendente è che i Polacchi sono ... gli italiani del Nord Europa, perché non condividono l'ossessione per l'ordine e le paure dei tedeschi. Usando le stesse argomentazioni, si potrebbero chiamare italiani anche gli indiani, i greci ed i marocchini. Ma io penso che non ci sia dubbio che i polacchi e tedeschi come carattere ed abitudini siano molto più vicini, oltretutto condividono la stessa ossessione per i "regolamenti". Ma probabilmente questa è una affermazione che molti tedeschi e polacchi non condividerebbero.

Per chi non sa niente della Polonia saranno forse i consigli pratici la parte interessante. Come il fatto che nelle toilette il simbolo dei maschietti è il triangolo e quello delle femminucce è il cerchio - chi lo sa perché. Mentre le parti più divertenti sono le descrizioni di situazioni quotidiane in Polonia - come le visite in chiesa, i viaggi in treno e la voglia esasperata di buttarla sul ridere in qualsiasi situazione.

sabato 24 gennaio 2015

This War of Mine

Secondo le opinioni dei giocatori polacchi, il migliore gioco dell’anno 2014 realizzato in Polonia è “This war of mine” di "11 bit Studios", a Varsavia, una ditta della quale ho parlato in un post precedente. Come ci si può aspettare da questo studio, si tratta di un gioco innovativo che è difficile classificare, anzi, si può dire che sia stato creato un nuovo genere.

“This war of mine” combina elementi dei cosiddetti giochi di soppravvivenza, tipicamente ambientati in un mondo post-apocalittico abitato da zombie, con alcuni elementi da altri giochi come The Sims e Minecraft. Ma ne aggiunge molti altri di nuovi, per cui in realtà non saprei indicare un gioco che gli assomiglia.

In “This war of mine” si controlla infatti un gruppo di persone, aventi ovviamente ciascuno abilità, personalità e caratteristiche diverse, il cui scopo è soppravvivere in una città dilaniata da una guerra civile e in cui qualsiasi servizio ed infrastruttura ha smesso di funzionare. I compiti principali sono ovviamente assicurare cibo, assistenza sanitaria, riscaldamento, riposo e persino svaghi ai membri del gruppo. Essi interagiscono con gli altri sopravvissuti in questa città, alcuni ostili, altri no, per cui armi e combattimento sono pure aspetti fondamentali.

Il gioco non ha una delle grafiche più accattivanti, non essendo né tridimensionale né persino isometrica. Questo in parte è voluto, per ricreare un’atmosfera inizio anni novanta, poiché la situazione del gioco è chiaramente ispirata alle guerre nella ex Jugoslavia - anche se non mancano riferimenti alla situazione attuale in Ucraina. Uno dei punti di forza di questo gioco è appunto l’atmosfera - ci si sente veramente in guerra.

Come mia abitudine, per prima cosa ho guardato dei video “Let’s play” su youtube, per rendermi conto di come funziona il gioco. Non ho però avuto fortuna ed ho trovato solo giocatori che mi sembravano piuttosto mediocri, anche se ho comunque imparato qualcosa. Ovvio che lo scopo di questi video è più intrattenere che mostrare uno stile di gioco perfetto, oltretutto non è facile giocare e spiegare contemporaneamente - io ad esempio non ne sono capace.

Disgraziatamente guardando questi video mi sono innamorato del gioco e mi è venuto un desiderio irrefrenabile di giocarci anche io. Non possedendo qui a Cracovia un computer adatto, mi sono finalmente deciso a fare il passo ed ho comprato un portatile abbastanza potente, con un processore Intel Core i7 ed una scheda grafica NVIDIA GeForce potente.

Così sono riuscito al secondo tentativo a permettere a Roman, Arica, Bruno e Zlata di sopravvivere alla guerra, anche se purtroppo non abbiamo potuto evitare di dover rubare ed anche uccidere. Adesso penso di provarci con il gruppo composto da Marcin, Emila e Boris, che è molto meno formidabile ed inoltre cominciano in inverno.

“This War of Mine” in questo momento è l’unico gioco installato sul mio computer portatile e a cui ho voglia di giocare. Ed è un gioco “Made in Poland”, fortunatamente esistente anche in lingua polacca. 

mercoledì 14 gennaio 2015

Piscine, mari e montagne


A Cracovia non c’è il mare. Ma almeno non mancano le piscine. Quella che uso io occasionalmente ha un’annessa palestra. Si trova accanto alla ditta dove lavoro ed è gratis per i dipendenti. Per questo purtroppo è leggermente affollata, anche perché ovviamente quasi tutti hanno l’idea di andarci subito dopo la giornata di lavoro. Ma ci si può stare. Grazie al cielo a Cracovia però non mancano le piscine. Ce ne sono 31 secondo questo sito, che non è un brutto numero per una città di circa 800.000 abitanti. In inverno ovviamente non ci sono altre possibilità di praticare il nuoto, ma per la verità anche di estate non è molto meglio. Nella regione di Cracovia non conosco laghetti dove si può fare il bagno, al contrario di molte regioni della Polonia centrale e settentrionale dove si possono trovare decine di bellissimi laghi. D’estate in Polonia ovviamente si può anche andare al mare, molto a nord di Cracovia. Le spiaggie sono più frequentate di quello che si potrebbe immaginare ed i prezzi sono piuttosto alti. Non costerebbe di più per un polacco passare le ferie in qualcuna delle spiaggie meno conosciute del Mediterraneo. Ma i polacchi che non sanno le lingue o cercano riposo e familiarità piuttosto che avventure, spesso e volentieri passano le ferie al mare in Polonia. E magari un giorno su due si beccano la pioggia. Volendo passare le ferie in Polonia, secondo me sono meglio le montagne. In Polonia arrivano infatti i Carpazi. Sia per i prezzi che per l’affollamento possono essere più rilassanti e convenienti delle Alpi. La vicinissima Slovacchia è uno dei paesi in Europa dalla natura più incontaminata e non mancano le montagne e i boschi da visitare.

giovedì 18 dicembre 2014

Internet finalmente



Dal mio arrivo in Polonia, un anno e mezzo fa fino ad un mese fa, non ho avuto a casa mia un accesso stabile ad internet. Ho comprato una carta prepagata, quella di Orange free na Karte, che però oltre ad avere un volume di dati limitato (6GB per 100 zloty) non funzionava bene all’interno del mio appartamento. Infatti per usare Skype dovevo andare sul balcone o scendere in cortile.

Ho allora pensato di installare internet fisso ed ho fatto venire i tecnici, ma è risultato che il mio appartamento per qualche ragione non è collegato alla rete telefonica. Secondo i tecnici bisognerebbe tirare un filo dalla cabina che passa per il corridoio, e poiché è un’operazione non standard dovrei fare domanda alla amministrazione condominiale affinché mi venga consentito, il che però è improbabile.

Ho deciso di passare allora al piano B e di fare un abbonamento ad internet mobile. Ci avevo già provato, come ho descritto in un post precedente, senza successo. Stavolta sono andato al negozio di T-Mobile che mi ha chiesto passaporto, permesso di residenza, PESEL ed il certificato di assunzione a tempo indeterminato. L’impiegata ha quindi avviato una comunicazione con la centrale per ottenere il consenso, che ho ottenuto.

Col mio contratto ho a disposizione un volume di 90GB al mese. Ho inoltre comprato un pacchetto che mi consente di navigare in maniera illimitata durante la notte. Ma la cosa più importante è il miglioramento della connessione, infatti adesso posso usare Skype senza dovere andare sul balcone. Ho però scoperto un programma alternativo che richiede meno banda, ooVoo.

Ho inoltre comprato un netbook, un Toshiba Satellite, che uso in combinazione col mio nuovo collegamento mobile e che sto usando per scrivere questo articolo su Google Docs. Un computer così piccolo è tra l’altro perfettamente in grado di far girare dei giochi che a suo tempo richiedevano computer dell’ultima generazione, come Rise of Nations o Civilization IV. Non ho potuto resistere e li ho installati sul mio netbook . Perché quando le cose non vanno troppo bene c’è bisogno di giocare un pò per smaltire la tensione.

Quello che non farò più è giocare a Tibia, ho infatti deciso di “suicidare” il mio druido di livello 43 e i suoi personaggi alternativi. Ritiro quello che ho detto nel precedente articolo - la comunità di Tibia è ancora immatura e inospitale come me la ricordavo, l’unica differenza è che sono in meno a giocare. Farsi ammazzare in gioco senza ragione da adolescenti che mi sfottono volgarmente in polacco non è in ogni caso il modo migliore per rilassarsi dopo il lavoro.

giovedì 27 novembre 2014

Włosi (Italiani)




Ho finito di leggere il libro “Włosi” (Italiani) di Maciej Borowski. Lo ha scritto un polacco che ha vissuto dieci anni in Italia e in questo libro voleva dare una descrizione soggettiva del bel paese.

A giudicare dalla copertina mi aspettavo molto peggio. L’autore però non racconta cose false e cita le fonti (che possono essere articoli o libri) di molte delle cose che scrive, ma è indubbio che si tratta di un libro soggettivo e l’autore stesso lo scrive e questo lo si vede anche dagli argomenti di cui decide di parlare e da quelli che decide di evitare.

Come molti libri scritti da stranieri sull’Italia, pone molto accento sulle differenze regionali e sui dialetti che gli Italiani difendono vigorosamente. Il che è molto diverso dalla Polonia, dove praticamente non esistono accenti regionali, con le sole grosse eccezioni della Slesia e della Casciubia. Mi ha sorpreso che nel libro si affrontasse il tema del mezzogiorno, entrando in temi ancora in parte tabù in Italia, come la repressione del brigantaggio e la svendita del sud dopo l’unità d’Italia. Della mafia si parla sorprendentemente poco, la criminalità in generale è un argomento poco interessante per i polacchi, poiché ce n’è abbastanza in Polonia - se fosse un libro di un tedesco o di un americano, se ne parlerebbe minimo per un intero capitolo.

Non mi sorprende invece, che non si parli degli ampi diritti di cui godono le minoranze linguistiche in Italia, come i tedeschi dell’Alto Adige, non ne hanno altrettanti le minoranze tedesche in Polonia. Altri argomenti che potrebbero essere controversi in Polonia vengono evitati. Non si parla, ad esempio, delle ineguaglianze e delle lotte di classe, del terrorismo, dei sindacati, del fatto che molte ditte chiudono in Italia per aprire in Polonia, dove i costi del lavoro sono inferiori. In generale sulla politica si limita a scrivere che gli italiani aspettano ancora “il Salvatore”  e che comunque, nonostante tutto, la politica in Italia non divide la gente come in Polonia. Il che è un’opinione perlomeno soggettiva.

Dedica un intero capitolo alla storia della moda in Italia, ma non dice praticamente niente sullo sviluppo industriale del bel paese. Che l’Italia abbia la seconda capacità produttiva in Europa, dopo la Germania, non gli interessa. E’ evidente che l’autore non ama parlare di economia ed industria, però scrive che in Italia comunque “valgono le regole del business internazionale”. In base alla mia esperienza, questa è un’affermazione molto pericolosa da fare in Polonia, dove a molta gente piace credere che basti conoscere un po’ d’inglese ed alcune fantomatiche regole di business internazionale per avere successo ovunque. Ma io credo che senza conoscere le specificità del paese, in particolare di un paese come l’Italia, il successo sarà limitato.

Probabilmente la cosa nel libro che mi è sembrata più balorda è l’affermazione che gli Italiani non leggono, quei pochi che vedi con un libro hanno la batteria del telefonino o del portatile scarica. Cita delle statistiche, peccato che ne esistano di analoghe per la Polonia che dimostrano che i polacchi leggono ancora meno! E guarda dall’alto al basso gli italiani adulti che leggono fumetti, che secondo lui sono roba per bambini. In Polonia il fumetto come forma di letteratura, a parte poche eccezioni come Thorgal, non è infatti conosciuto.

Mi è invece piaciuto il capitolo sulle abitudini alimentari degli Italiani. Gli italiani, è vero, mangiano la frutta di stagione. In Polonia (come in Germania) trovi ad esempio le arance tutto l’anno, ma ci vuole fantasia a chiamarle arance - infatti quando tornavo dall’Italia in auto avevo sempre il baule pieno di frutta fresca. Accenna a certe curiose abitudini degli italiani, come il cappuccino che si può bere solo di mattina o il fatto che il formaggio non si mette sugli spaghetti allo scoglio. E insegna ai polacchi che sulla pizza non si mette il ketchup, questa è una pessima abitudine che hanno preso dagli americani che a loro piace imitare anche nelle cose sbagliate.

Sicuramente però per un polacco vale la pena leggere questo libro se non altro per imparare i tranelli più comuni di quando si impara l’italiano. “Figa” in italiano è una brutta parola e non un nome che si dà a una gatta o ad una cagnolina come in Polonia, bisogna inoltre fare attenzione alle doppie e a non confondere “penne” con “pene” oppure “anni” con “ani”. Come d'altra parte in polacco “Kurwa” è una brutta parola da evitare e non ha niente a che vedere con le curve. Che non vi capiti di fare un incidente in macchina come è quasi successo a un mio conoscente quando ha detto al suo autista polacco “Attento alla curva!”.


mercoledì 19 novembre 2014

Tibia


A volte si ha voglia di ammazzare qualcuno. Nella vita reale questo non è permesso, ma in compenso questo si può fare in un videogioco.

Un videogioco a cui sono affezionato, nonostante tutto, è Tibia. E’ un gioco del genere MMORPG, ovvero Massive Multiplayer Online Role Playing Game. Esiste dal 1997 e rispetto ai giochi di oggi ha un aspetto molto retrò, infatti è a 2D, a due dimensioni. E’ stato creato da Cipsoft, di Regensburg ( Germania ).

Tibia ha conosciuto tempi migliori e sicuramente avrebbe meritato di avere molto più successo. Però anche nella sua nicchia è stato declassato da altri giochi, ad esempio Runescape. Esistono molte ragioni per questo.

Cipsoft non è mai riuscita a risolvere il problema dei botters, ovvero dei giocatori che usano dei programmi che giocano automaticamente. Il sistema di protezione dei giocatori dalle prepotenze di quelli più forti lascia alquanto a desiderare. Ma ancora peggiore è il fatto che non è mai nata una vera community. 

La politica di Cipsoft è che tutto nel gioco deve essere in inglese e incoraggia i giocatori a parlare a loro volta sempre in inglese, “così tutti vi capiranno”. Questa è una politica molto diversa ad esempio di un altro colosso dei giochi online tedesco, Traviangames, che ha creato centinaia di “mondi” del gioco di Travian, ma “segregati” per lingua, per cui esistono mondi virtuali dove si parla polacco, italiano, ceco, tedesco, francese, arabo, russo…..

In Tibia esistono pure diversi mondi, ma non sono segregati per lingua e nella pratica si verifica che i giocatori di diverse nazioni formano gruppetti. Anzi, formavano, visto che da tempo i server di Tibia hanno finito per essere completamente dominati da giocatori di determinate nazioni che parlano nella loro lingua e per la natura competitiva del gioco non danno molte possibilità a giocatori di altre nazioni.

I server europei di Tibia sono dominati da giocatori polacchi, quelli nel continente americano dai brasiliani. Se si comincia a giocare a Tibia in Europa i messaggi nel forum dentro il gioco sono quasi esclusivamente in polacco. La Cipsoft ha rinunciato da parecchio a lottare contro questo stato di fatto, il che implica che per giocatori non polacchi il mondo di Tibia è alquanto poco ospitale. C’è infatti chi dice che Tibia è stata rovinata dai brasiliani e dai polacchi. 

Mentre in Germania praticamente nessuno conosce Tibia, in Polonia tutti conoscono questo gioco, anche persone che non giocano. In parte perché sembra che quasi tutti gli adolescenti e i giovani ci abbiano giocato almeno una volta, in parte perchè anche i mezzi di comunicazione di massa ne hanno parlato, quando un sedicenne a Wroclaw ha ucciso la mamma perché le aveva spento il computer, appunto mentre giocava a Tibia. La Polonia per il resto ha un alto livello di giocodipendenza.

Sono tornato a giocare a Tibia perché avevo voglia di vedere cosa è cambiato e avevo voglia di distrarmi. E’ ancora dominata da polacchi, ma in parte perché so il polacco, in parte perché i polacchi che ancora giocano sono diventati ormai adulti, non è così inospitale come me la ricordo. Il mondo di Tibia è immenso, il gioco è complesso e non basterebbe una vita a finirlo. Conosco alcuni aspetti del gioco che mi permettono di passarmela abbastanza bene.

Il mio personaggio è un druido di livello 38 (esistono quattri classi:  guerrieri, paladini, maghi e druidi). Ben poca cosa, visto che esistono giocatori di livello 800 e passa. Considerando il tempo che posso dedicarci e non avendo amici in gioco che mi aiutano è un risultato che mi basta. E posso ammazzare qualche “mostro” di tanto in tanto.

lunedì 29 settembre 2014

Commedie ed umorismo polacco

Dal film "Nic smieśnego"

Ho passato tredici anni in Germania ed ho sempre fatto fatica a comprendere l’umorismo tedesco. Si dice che i tedeschi non hanno il senso dell’umorismo, ed è vero che fanno fatica a ridere di sé stessi, o meglio, non trovano divertenti molte delle battute che il resto del mondo racconta su di loro, magari con riferimento al nazismo. Però esiste un grande comico tedesco, Loriot, da poco defunto, che sapeva come mostrare i tedeschi nel loro lato più comico. Ma per apprezzarlo, bisogna conoscere i tedeschi, infatti solo dopo aver passato qualche anno in Germania ho cominciato a capire il suo umorismo raffinato.

I polacchi amano dire di sé stessi che hanno un grande senso dell’umorismo. Effettivamente sanno ridere di sé stessi ed anche delle barzellette sui polacchi, tipicamente rappresentati come ladri ossessivi. Anche se questo sembra cambiare ed i polacchi sono sempre più stanchi di questo stereotipo. Però per me l’umorismo polacco resta ancora in gran parte misterioso e a volte alquanto irritante, come ad esempio le barzellette sulle donne da picchiare.

Sicuramente quello che in Polonia non mancano sono le commedie. Quelle più popolari ed amate sono quelle del periodo comunista ed ancora oggi vengono ritrasmesse fino alla nausea. Ho perso il conto di quante volte mi è capitato di vedere in televisione “Nie lubię poniedziałku”, “Poszukiwani, Poszukiwana”, “Nic śmiesznego” oppure “Mis”. Sono film che in un modo e nell’altro prendono in giro molte situazioni tipiche della Repubblica Popolare Polacca. Non avendola conosciuta di persona, questi film spesso non mi fanno ridere, al contrario, mi rattristano.

La commedia polacca più famosa, “Seksmisja”, la prima volta che l’ho vista mi ha dato l’impressione di essere recitata molto male. Dopo un anno in Polonia l’ho rivisto ed in realtà gli attori e le attrici si comportano in modo credibile - per essere Polacchi. Pare che i Polacchi trovino questo film molto divertente, ma io non sono stato capace di ridere una sola volta. E’ oltretutto una satira molto raffinata del comunismo (ma che strano), tanto raffinata da sembrarmi alquanto insipida. Simile discorso per il film “Rejs”, che ho apprezzato di più dopo un anno in Polonia - ma anche qui, senza ridere una sola volta.

Gli unici film che ho trovato moderatamente divertenti sono quelli con il personaggio Adaś Miaucziński, di cui ne ho visti due: “Nic śmiesznego” e “Dzień świra”. Di questi film ce ne sono otto. Adaś è un semi-intellettuale fallito, che in parte ricorda dei personaggi di Woody Allen, e in parte l’italiano Fantozzi e il francese Pignon. Nei film che ho visto Adaś è il protagonista narrante, che rende facile comprendere quello che succede, diversamente da film semicaotici come “Mis” o “Nie lubię poniedziałku”. Forse è questa la ragione per cui questi sono le uniche commedie polacche che ho, perlomeno in parte, trovato divertenti.

Sarò io che non ho il senso dell’umorismo ? Mah…..

martedì 23 settembre 2014

Girando ancora per la Polonia

Prima della guerra il viaggio in treno col Torpedo
da Danzica a Varsavia durava tre ore, ed adesso cinque. 

Ho gia raccontato che mezzi uso per muovermi in Polonia. Nel frattempo ho acquisito maggior esperienza. Mi sono tenuto lontano dagli autobus, tranne un fine settimana che sono andato a Katowice. Almeno il collegamento tra Cracovia e Katowice non è un problema, infatti passa un autobus quasi ogni 15 minuti e si può semplicemente salire e comprare il biglietto.

Ho noleggiato altre due volte una macchina, per quattro giorni durante un ponte e poi per due settimane quando ho fatto le ferie. Ho girato per la Polonia e come ho già scritto muoversi in auto non costituisce qui un particolare problema. Ammesso di non andare nelle aree troppo turistiche, c’è poco traffico e si trova facilmente da dormire negli alberghi. Le strade sono generalmente in buone condizioni. L’unica cosa che mi ha preoccupato un pò sono i tram, onnipresenti nelle città, e a cui bisogna fare attenzione.

Durante il mio viaggio in auto per la Polonia ho deciso di non entrare nelle grandi città, per poterle visitare con calma durante dei fine settimana. Il mezzo che ho scelto stavolta è stato l’aereo. Non è il più economico, ma il più sicuro, veloce e comodo. Ho così visitato Poznan, Danzig e Szczecin in questi ultimi due mesi, dedicando a ciascuna città un fine settimana. In due casi ho fatto il cambio a Varsavia. Ho usato le compagnie aeree Lot ed Eurolot. E’ andato tutto liscio. A Varsavia stessa dovrò andarci a breve, per rinnovare il passaporto italiano scaduto - disgraziatamente a Cracovia non si può fare.

Grazie al cielo negli ultimi tempi non ho dovuto usare Ryanair, che a Cracovia è molto presente. E’ sicuramente economica, ma se si è abituati ad altre compagnie aeree può essere un trauma, visto che mirano a fregarti ad ogni passo falso. Con loro mi è capitato anche che non mi facessero salire sull’aereo dopo essere stato in coda al check-in per un’ora, poiché oramai mancavano meno di 40 minuti al decollo e sono totalmente inflessibili. Inoltre se non hai stampato la carta d’imbarco o se hai più bagagli del previsto o se pesano qualcosina in più di quello indicato dai loro regolamenti strambi, si deve andare ad un altro sportello a pagare una multa e perdere tempo. Possono trattare male i clienti, tanto sanno che ne troveranno sempre altri. <sarcasm>Secondo me, Ryan Air è una compagnia aerea comunista! </sarcasm>

Durante quest’ultimo fine settimana sono stato a Torun. Visto che non ho trovato modo di andarci in aereo, stavolta ho deciso di prendere il treno. Disgraziatamente i treni in Polonia sono mostruosamente lenti, anche gli Intercity. Da Cracovia a Varsavia ci vogliono quasi quattro ore (per fare 316 Km) e da Varsavia a Torun altre tre (per 220 km). Partendo venerdì sera ho dovuto fare sosta a Varsavia.

Ma al ritorno ho avuto una sorpresa. La stazione di Torun non ha pannelli elettronici e gli annunci di servizio della stazione erano praticamente incomprensibili. Sull’orario dei treni, nella colonna “peron/tor” (che traducono come “piattaforma/binario”) avevo letto I-2, ed ho quindi aspettato il treno al “peron” 2, ma in realtà il treno è arrivato alla piattaforma 1, binario 2. Infatti in Polonia il numero scritto in grosso sui pannelli è quello della piattaforma (peron), ciascuna delle quali ha a sua volta ha due binari (tor). Ma sull’orario dei treni il numero della piattaforma non l’ho notato, poiché era scritto in caratteri romani e non mi sembrava importante. Al treno successivo per Varsavia non mi sono più sbagliato, ma questo intoppo mi ha costretto a fare ancora tappa e tornare a Cracovia la mattina dopo col treno delle 5 di mattina. Tra l’altro non era riscaldato e non avendo abiti pesanti ho fatto il viaggio al vagone ristorante dove faceva un pò più caldo. Per lo meno ho mangiato abbastanza bene ed a poco prezzo.

Penso che questo inverno non andrò troppo lontano durante i fine settimana.

martedì 2 settembre 2014

Un paese di programmatori di videogiochi

Uno screenshot dal trailer di "Get Even" di "The Farm 51", previsto per il 2015.

Da piccolo sognavo di diventare un programmatore di videogiochi. Non ho realizzato e probabilmente non realizzerò mai questo sogno, però almeno sono capitato in un paese dove la carriera di programmatore di videogiochi è una scelta non inusuale.

Ho parlato in un altro articolo del gioco “Witcher” della ditta CDProject. Ho finito di guardare su youtube dei walkthrough della prima e seconda parte. Conosco meglio l’universo alternativo in cui è ambientato il gioco. Non contento, ho guardato i walkthrough di altri giochi, in polacco, di SargethePlayer : "The Last of Us", "GTA 5", "Far Cry 3" e "Uncharted 3". Adesso ne sto guardando uno di Battlefield 4. Prendo due piccioni con una fava: esercito la lingua e mi aggiorno sui nuovi giochi che ci sono sul mercato.

In realtà, l’idea era di guardare dei walkthrough di altri giochi polacchi. Il gioco dell’anno 2013 più premiato in Polonia, "Call of Juarez: Gunslinger", per assurdo non è stato doppiato in Polacco, ma solamente in Inglese. La ditta che lo ha realizzato, Techland, ha sede nella piccola città di Ostrów Wielkopolski. I giochi vengono però distribuiti internazionalmente da Ubisoft, che non fa molta pubblicità al luogo dove sono stati realizzati. Techland ha realizzato decine di giochi, quello più di successo è stato "Dead Island", che ha venduto quasi 8 milioni di copie, battendo di gran lunga "The Witcher II".

La casa produttrice "The Farm 51", di Gliwice, ha prodotto dei giochi dalla buona grafica, ma che non hanno avuto grande successo internazionale. D’altra parte il settore dei videogiochi è spietato ed è estremamente difficile restare al passo coi tempi. Il gioco “Get Even” previsto nel 2015 promette di portare questa ditta finalmente al meritato successo, almeno a giudicare dalla spettacolare grafica che si vede nei trailer.

A Varsavia, oltre a CD Project, ha sede la casa produttrice "11 bit Studios", in cui sono confluiti alcuni dei programmatori della storica Metropolis, ora inesistente. Ha raccolto molte lodi col gioco "Anomaly: Warzone Earth", di cui ha prodotto diverse varianti.

E a Cracovia ? Anche qui hanno sede produttori di videogiochi di tutti i generi e piattaforme: Ganimede, Bloober Team, Reality Pump Studios  (Two Worlds), Tate Interactive, Teyon ed altre. A Cracovia si svolge il Festival Europeo dei giochi digitali “Digital Dragons”. Qui le case produttrici entrano in competizione per assumere i migliori neolaureati. Che però magari hanno in mente di fondare la propria ditta e creare un gioco “indie”.

Forse che dovrei rispolverare il vecchio sogno e cercare di entrare nel settore ? Mah ….

giovedì 26 giugno 2014

Accesso ad Internet ed Apps



Nel mio appartamento in Polonia non ho né una connessione internet né un computer. Uso invece un telefono portatile, un tablet ed il computer portatile della ditta.

Appena arrivato in Polonia mi procurai una carta prepagata, che si chiama “Internet na kartę”. Sono carte che si possono comprare persino nei supermercati e per cui non è necessario firmare un contratto o mostrare un documento d’identità. La Polonia è un paese dove è semplice navigare su internet in modo anonimo. Però il traffico di dati è limitato – si pagano 100 zloty per 6 GB.

Per questa ragione volevo firmare un contratto con un operatore di telefonia mobile che mi consentisse di scaricare un maggiore volume di dati al mese. Ma non mi è stato possibile farlo via internet, poiché tutti gli operatori mobili in Polonia richiedono un documento di identità polacco nei loro moduli online. Ho quindi visitato lo stand di una di queste ditte in un centro commerciale, ma il programma che usano si è scontrato con lo stesso problema. Ho sentito poi dire che si dovrebbe poter fare un contratto facendo un deposito, ma in quel momento ne avevo abbastanza e per il momento ho rinunciato.

Dopotutto posso usare il portatile della ditta con modem per andare su internet. Però preferisco utilizzare la carta prepagata per uso personale. Non è un grosso problema, visto che è da un po’ che cerco di limitare il tempo che passo online. Questo è più facile quando l’accesso a Internet è ristretto.

Essendo tutti i miei dispositivi mobili, non ho nessuna scusa per stare a casa durante i fine settimana. Il mio accesso a internet è indipendente dal luogo in cui mi trovo, se ho con me il mio telefonino o il mio tablet, entrambi con Android. Come la maggior parte degli utenti di dispositivi mobili, ho costantemente problemi di batteria scarica ed è per questo che ne ho comprate due di scorta. Aggiorno le mie Apps quando trovo una rete Wifi in giro o in un hotel.

Probabilmente ho comunque troppe Apps. Ma ne posso consigliare qualcuna. Penso che quasi tutti conoscano Google Maps e Google Translate. Ho scaricato il dizionario di polacco della Langenscheidt, da consultare per parole che non conosco. Quando sono in giro utilizzo le Apps E-podróżnik (per collegamenti interurbani)  e Jakdojade ( per i mezzi pubblici urbani). Posso persino comprare i biglietti del bus con il mio telefonino, digitando l’appropriato codice.  L’App „Polska Niezwykla„ mi aiuta a trovare le cose da vedere nelle vicinanze. Tuttora non uso Apps per chiamare un taxi o per prenotare una stanza in un hotel che ho trovato su Google Maps – preferisco semplicemente telefonare. Se non ho altro da fare, leggo un paio di articoli sulle pagine web di alcuni giornali polacchi, qualcuno anche a pagamento.

A causa del mio limitato accesso ad Internet, non gioco più a giochi online e non scarico grossi file. Da quando sono in Polonia, passo sempre meno tempo di fronte a un computer.

martedì 27 maggio 2014

La mia bici

Il dilemma : dalla cantina le ruberanno, sul balcone arruginiranno.


Ho accennato che non ho la macchina. Però ho la bici. E Cracovia è una città ideale per andare in bici, poiché ci sono molte piste ciclabili.

Ho comprato una bici usata da un signore che abitava vicino al mio appartamento e stava per traslocare e andare via da Cracovia. L'offerta di vendita l'avevo trovata su Gumtree, il più grosso servizio di annunci online in Polonia. E' stata una delle prime cose che ho fatto nella mia nuova patria di adozione e mi ha fatto sentire fiero di essere riuscito a organizzare l'appuntamento e concludere l'affare sempre parlando in polacco. Inoltre ero contento che da quel giorno avrei potuto recarmi quotidianamente al lavoro in bicicletta.

Avevo una gran voglia di andare in bici, quindi l'ho comprata anche se qualche marcia non andava. Almeno trattando ero riuscito ad abbassare un po’ il prezzo. Ma dopo l'acquisto mi convinsi di essermi preso una fregatura, poiché ho trovato altri difetti nel mezzo. Pur non avendo un particolare talento nell'aggiustare le cose, sono comunque riuscito a renderla utilizzabile.

Solo quando si è rotta la catena mi sono deciso a portare la bici in officina. I costi di riparazione si sono rivelati molto più bassi di quello che mi aspettavo. D'altra parte in Polonia i prezzi di qualsiasi tipo di veicolo sono più alti, in compenso i costi di manutenzione sono più bassi. In Germania non varrebbe la pena fare aggiustare una bici vecchia, meglio comprarne direttamente una nuova.

Bisogna anche fare attenzione, perché a Cracovia di bici ne rubano tante. Un collega mi ha detto che in totale finora gli hanno rubato quattro bici. La mia la lascio per parecchie ore nella piazza davanti all'edificio dove lavoro, quindi è una buona cosa che non abbia l'aspetto troppo "nuovo". Di notte la metto nel balcone del mio appartamento, che si trova al terzo piano.

Adesso mi devo solo ricordare di pompare le gomme e posso andare al lavoro in bici ogni giorno. Ho già fatto anche un paio di escursioni per la città nei fine settimana, salvando il percorso sul telefonino e pubblicandolo poi su Traseo - un sito che condivide itinerari cicloturistici.

Il mio mezzo di locomozione principale ora è la bici e non più l'auto - mi sembra di essere tornato adolescente.

domenica 27 aprile 2014

Wiedźmin



Un altro modo per praticare una lingua straniera sono i videogiochi. Il genere più adatto per questo sono probabilmente i videogiochi di ruolo, poiché questo tipo di gioco di solito contiene molti dialoghi con sottotitoli. Le conversazioni possono essere complesse, però sono lineari e non hanno doppi significati, a differenza dei film. Infatti il giocatore deve avere gli elementi per potere decidere come comportarsi nel gioco.

Uno dei migliori videogiochi di ruolo sul mercato è “The Witcher II”, che è stato realizzato da “CD Project RED”, avente sede a Varsavia. Vale la pena accennare che è questa azienda che porta avanti il progetto GOG (Good Old Games), che consente di utilizzare i videogiochi un po’ vecchiotti sui computer più recenti. Nel mondo ed in Polonia la ditta è nota soprattutto per la creazione dei giochi “The Witcher” e “The Witcher II”. “The Witcher II” ha venduto due milioni di copie in tutto il mondo, pochi in confronto ai venti milioni di copie vendute del gioco “Skyrim”, che è al momento il più conosciuto, ma non necessariamente il migliore videogioco di ruolo.

I cosiddetti witcher (in polacco wiedźminy) sono quasi una figura di culto in Polonia.  Le prime storie sono state pubblicate su una rivista nel 1986. Oggi esistono libri, fumetti, film e videogiochi che raccontano la storia del migliore witcher, Geralt, l’eroe della saga.

Non sappiamo dove si trova il mondo dei witcher, però è ispirato alla Polonia medioevale. E’ un mondo poco abitato, dove i viaggi sono pericolosi e che è infestato da pericolose creature derivanti dalla mitologia slava (come  “kikimori” and “utopci”), che attaccano gli uomini. I witchers vengono scelti da bambini per combattere contro questi mostri e per questo vengono sottoposti a mutazioni che rinforzano il corpo e danno abilità magiche e di combattimento, ma hanno effetti collaterali come sterilità e capelli bianchi. I libri e i fumetti raccontano la storia del migliore witcher, Geralt di Riva, che all’inizio esegue gli ordini senza discutere, ma poi si rende conto che sono gli uomini ad essere i mostri peggiori e non può accettare di restare neutrale nei conflitti tra uomini.

La storia del gioco inizia dove finisce quella del film. Questo permette al giocatore di effettuare delle scelte e decidere da che parte stare, o restare neutrale. Durante gran parte del gioco si uccidono mostri o nemici del witcher, però a me interessa di più la trama. Per questa ragione non gioco di persona, oltretutto mi prenderebbe troppo tempo. Invece preferisco guardare i filmati su youtube, in cui un giocatore ha registrato un “walkthrough”, un’esecuzione completa del gioco. Mi piace di più che guardare un film ed allo stesso tempo mi familiarizzo con il videogioco più di successo “Made in Poland”.

Ho quasi finito di guardare il walkthrough di “Witcher I”. Conto di guardarlo fino in fondo e poi di guardare il walkthrough di “Witcher II”. Non vedo l’ora che esca “Witcher III”, che ha tutti i numeri per poter diventare il migliore videogioco di ruolo sul mercato.

sabato 29 marzo 2014

Thorgal



Uno dei modi più piacevoli per esercitare una lingua è leggere fumetti. Perché quindi non leggere uno dei fumetti più popolari in Polonia, Thorgal ?

I libri di fumetti Thorgal si possono trovare in qualsiasi grande libreria in Polonia, io però preferisco ordinarli online. Sono molto popolari in Polonia perché disegnati dall’artista polacco Grzegorz Rosiński, mentre i testi sono scritti da Jean van Hamme, più noto per aver creato "XIII" e "Largo Winch".

Thorgal è cresciuto tra i Vikinghi, che lo hanno trovato in un contenitore che galleggiava sul mare.  Finisce per sposare la figlia del capo, Aaricia, e poiché questo non è ben visto nella tribù devono entrambi lasciare il loro villaggio. Vivranno molte avventure e avranno un figlio, Jolan e una figlia, Louve.

Thorgal è un eroe vecchio stile. E’ sempre più abile di tutti gli altri guerrieri con cui si scontra, sia con la spada che con l’arco. Viene coinvolto in tutti i tipi di avventure contro la sua volontà, ma ne esce sempre vittorioso. Tutte le donne si innamorano di lui, però lui ha occhi solo per Aaricia, che gli è stata predestinata come compagna dagli dei e  dimostra in più di un’occasione di meritare il suo uomo. In questo mondo dove dei, elfi, gnomi ed altre creature fantastiche esistono, non restiamo sorpresi quando scopriamo che Thorgal in realtà viene dalle stelle.

Sicuramente non sarò mai come Thorgal, ma adoro i suoi libri di fumetti. Fino ad ora ne ho letto 14 su 34.