sabato 22 agosto 2015

Multe, multe ed ancora multe

A Cracovia significa... parcheggio a pagamento!

Ho già raccontato che girando in Polonia in auto bisogna stare attenti ai numerosissimi rilevatori di velocità. Se si ha un buon navigatore, si viene avvertiti in tempo. Ma durante i due miei ultimi giri con macchine a noleggio ho usato il mio telefonino e google maps per navigare. Questo software non dispone di dati sugli autovelox, ed ho quindi finito per prendere due multe per eccesso di velocità.

Questo mese mi è arrivata una lettera minacciosa dall'ispettorato centrale con la segnalazione che avevo superato il limite di velocità in un centro abitato di circa 30 km/h in aprile. Oltre a 200 zloty (50 euro) questo mi costerà sei punti sulla patente. Non bisogna superare i 24 punti, ma in teoria i punti in Polonia vengono azzerati ogni anno, ammesso che si siano pagate tutte le multe. Avendo una patente tedesca, in base a quello che sono venuto a sapere non me la possono togliere, ma mi possono proibire di circolare in Polonia. Devo stare più attento.

Ma non sono il solo ad avere ricevuto delle multe. I miei genitori sono venuti a Cracovia questo mese e si sono beccati due multe per divieto di sosta. Nel quartiere periferico dove hanno trovato un appartamento grazie ad Airbnb il comune ha avuto la brillante idea di mettere dei parchimetri e di creare dei parcheggi a pagamento. Il peggio è che i posti a pagamenti sono marcati con striscie bianche ed hanno il segnale "P", che in Italia significherebbe parcheggio libero, ma in Polonia significa parcheggio a pagamento! Per non prendere la multa possono parcheggiare di fronte alla casa dove alloggiano, dove però c'è il segnale di ... divieto di sosta. La padrona di casa li aveva avvertiti di questo, ma la cosa sembrava inverosimile ed hanno dovuto prendere due multe di divieto di sosta prima di capire come funziona....

Infatti in Polonia la Polizia sembra apparire quasi magicamente ogni volta che si mette la macchina in un divieto di sosta. Mi ricordo che anche a me è successo una volta che mi ero dimenticato di comprare il biglietto al parchimetro ed avevo parcheggiato per dieci minuti.

Mio padre ha comunque valutato se fosse veramente necessario pagare le multe. D'altra parte, è noto che i turisti che vengono in Italia ed infrangono i limiti di velocità tipicamente non pagano le multe anche se arrivano a casa loro, perché il sistema non è informatizzato ed anche se vengono fermati da una pattuglia in Italia questa non è in grado di farle valere. Ma in Polonia pare che sia diverso e sono noti casi in cui un automobilista fermato dalla polizia ha dovuto pagare le multe dovute con gli arretrati, sotto la minaccia di vedersi sequestrata la macchina.

Quindi mio padre ha pagato le multe, anzi, le ho pagate io. Un totale di 100 zloty, ovvero 25 euro. Tutto sommato poteva andare peggio. Almeno non ha avuto il trauma di trovarsi l'auto bloccata dalle ganasce, come era successo a me una volta nella Repubblica Ceca, una volta che avevo parcheggiato l'auto in un'altra "trappola per turisti". A Cracovia le mettono a chi parcheggia in centro...

sabato 8 agosto 2015

Nuovo capitalismo polacco

"Nuovo capitalismo polacco" di Jane Hardy
Dopo il "cambiamento" del 1989, la Polonia è passata dal comunismo ad un'economia di mercato. E' conoscenza comune che in Polonia è stata adottata una terapia cosiddetta di shock, che ha smantellato le aziende statali dandole in mano a privati ed ha aperto il paese al capitale straniero senza proteggere le aziende locali. Diversamente ad esempio dalla Russia o dalla Jugoslavia, dove la terapia shock ha avuto effetti disastrosi, in Polonia le misure hanno avuto successo ed il paese è diventato una mecca del capitalismo in continua ed inarrestabile crescita. Questo, almeno, tanti ci raccontano.

La realtà però è più complicata. Prima di tutto la privatizzazione delle aziende statali non è stata affatto esaustiva. Delle quindici aziende a maggiore fatturato in Polonia, quattordici sono ancora statali. Sono ad esempio nei settori del petrolio (Orlen, PGNiG, Lotos), minerario (KGHM Polska Miedź), assicurativo (PZU), bancario (PKO SA), energetico (PGE) o logistico (PKP). In Polonia l'opinione dominante è che aziende in settori strategici debbano restare in mano allo stato, altrimenti rischiano di finire in mano ad oligarchi che non creano nessun valore aggiunto, come ad esempio è successo in Russia, o in proprietà di capitale straniero. Sul fatto che queste aziende siano gestite bene dallo stato le opinioni sono discordanti.

Il "cambiamento" ha colpito in modo più radicale le aziende nel settore manifatturiero, come ad esempio la produzione di automobili ed elettrodomestici. Molte di queste aziende sono state svendute ad investitori stranieri, che le hanno smembrate tenendo solo i reparti più efficienti e liquidando gli altri. A volte l'unico scopo di questi acquisti era acquisire i beni immobili e la presenza nel paese, per poter produrre a basso costo.  Il risultato di questo rimescolamento di carte è stata la creazione di un settore manifatturiero efficiente in Polonia, ma quasi completamente in mano a capitale straniero. I polacchi si sono dimostrati essere degli ottimi lavoratori rispetto ad altri paesi dell'Est Europeo, oltretutto perché la Polonia anche nel periodo comunista realizzava prodotti destinati a mercati occidentali.

Il cambiamento però ha causato alti costi sociali. Le garanzie del comunismo  (casa, lavoro, assistenza sanitaria, istruzione, asili nido...) sono state in gran parte smantellate. La disoccupazione si è stabilizzata a livelli accettabili, ma bisogna tenere conto del fatto che tantissimi polacchi sono emigrati in Europa, approfittando dell'apertura delle frontiere. Quelli che sono rimasti a lavorare in Polonia nel privato spesso devono sopravvivere con 300 euro al mese, per cui se possono si trovano un secondo lavoro. Non dimentichiamo che la merce d'importazione costa qui lo stesso che nella zona Euro. I sindacati sono forti nelle aziende statali, ma non in quelle private, anzi, iscriversi a un sindacato nella pratica può portare al licenziamento.

La sensazione però è che le cose di anno in anno migliorino. Per quelli a cui non è consentito di dimenticare le code e le carenze dei tempi del comunismo, la presenza di numerosissimi centri commerciali con scaffali pieni di merci deve essere catartica, anche se non si hanno i soldi per comprarle.  I finanziamenti dell'Unione Europea hanno portato migliori infrastrutture, come ad esempio nuove strade, aeroporti. collegamenti ferroviari, acquedotti, piste ciclabili, ospedali, edifici universitari... Vi sono degli imprenditori locali, che però sono in una lotta impari con le multinazionali, che godono persino di migliori esenzioni fiscali dallo stato polacco. La costante presenza dello spauracchio russo fa sì che altri temi passino in secondo piano e che quindi
nessun paese più della Polonia creda nella strada del neoliberalismo.  

martedì 21 luglio 2015

Una lingua in più...

La bandiera della Croazia come la vedono alcuni polacchi....

Parlo, o mi vanto di parlare, sette lingue, a parte l'Esperanto: italiano, tedesco, inglese, polacco, francese, russo e spagnolo, ordinate per livello di conoscenza.  Per la verità ho ancora da imparare in ognuna di queste lingue, però da un po' di tempo desidero cominciare a studiarne un'altra. Il problema è scegliere quale.

Per decidere di imparare una lingua ho bisogno di apprezzare il paese in cui viene parlata, ed essere consapevole che non avrò a difficolta a trovare materiale interessante per praticarla. Tipicamente è importante per me sapere se ci sono libri, fumetti, canzoni e film in quella lingua che mi possano piacere.

Come ho già scritto più volte, mi interesso al polacco da tempo, ma in questa lingua ho fatto fatica a trovare del materiale che mi interessasse. Ma nel frattempo in polacco leggo fumetti, libri, ascolto canzoni, guardo film e persino walktrough di videogiochi, per cui in quest'area ho smesso di avere problemi.

Una lingua che mi affascina è il rumeno. Sono però stato nel paese dove si parla e devo dire che per tante ragioni non mi ha entusiasmato, e non conto di tornarci. Una delle cose che ho notato in Romania è quanto siano povere le librerie, inoltre i romeni sono nella comunità europea la nazione che trova meno tempo per la cultura. Solo la musica mi piace, ma è troppo poco. A malincuore ho dovuto scartare questa lingua, che è neolatina e non sarebbe difficile.

L'ucraino è una lingua che vorrei avere una scusa per imparare, essendo anche questa una lingua che mi piace molto. L'Ucraina, inoltre, è' un paese molto vasto che non basterebbe una vita per conoscere a fondo. Penso che abbia un grosso potenziale, in particolare nel mio settore, come dimostrano le (poche) aziende IT che sono riuscite in qualche modo a stabilirsi in quel paese. Purtroppo, però, fare business in Ucraina è molto difficile e in particolare in considerazione degli ultimi avvenimenti l'ingresso nell'Unione Europea è diventato un miraggio.

Sono stato a Kiev qualche anno fa, e quest'anno ho fatto un salto a Lvov. Nonostante quello che dica la propaganda russa, anche a Lvov la maggior parte delle conversazioni che ho sentito sono in russo, e non in ucraino. In televisione la maggioranza dei film e della musica è in russo, come pure i libri che si trovano nelle librerie. Ancora adesso la lingua di lavoro in Ucraina, in particolare nel settore dell'IT, è il russo. Nonostante la mia simpatia per l'ucraino, non riuscirei a giustificare a me stesso il grosso investimento di tempo che è l'apprendimento di una lingua, se questa non viene usata in modo pervasivo nel suo stesso paese di origine.

Venti anni fa ridevo in faccia a chi mi diceva che voleva imparare il serbocroato. Come si fa ad imparare la lingua di un paese in cui si combatte una guerra civile spietata ? Ma la guerra è finita. L'anno scorso sono stato a Belgrado e poi a Novi Sad ad una conferenza di poliglotti, e quest'anno a Split da un cliente. Il serbocroato (che adesso è serbo, croato, bosniaco e montenegrino, una cosiddetta lingua pluricentrica) l'avevo già sentito parlare e devo dire che come lingua mi piace molto, al punto che penso che sia una delle lingue più belle in Europa.

Ma vale la pena impararlo? I territori della ex Jugoslavia sono vasti e belli dal punto di vista paesaggistico, e per esplorarli a fondo potrebbe non bastare una vita. La Croazia è già nell'Unione Europea, e Serbia, Montenegro e Bosnia sono già integrati nell'economia europea, per cui penso che il loro ingresso sia una questione di tempo - a differenza dell'Ucraina, che ancora adesso nonostante tutto commercia soprattutto con la Russia. E nel settore dell'IT qualcosa si muove.

E la cultura ? La musica serbo-croata mi piace, ed anche per essa ho creato un blog. Nonostante si siano combattuti, i paesi della ex Jugoslavia ascoltano la stessa musica - cantanti croate si esibiscono in Serbia, e viceversa. Le librerie e biblioteche che ho visitato sono molto ben fornite, ed esistono molti libri di informatica ed altri argomenti interessanti in questa lingua. Anche la scelta di fumetti di livello è vasta. Non mancano i film, sia moderni che dell'Jugoslavia, che però loro non guardano e non trasmettono in TV perché sono molto esterofili.

Allora ho deciso di andare a Zagabria questo mese e di passare due settimane ad imparare il croato, con l'aiuto di un'insegnante privata della scuola di lingue Sputnik. Penso di essermi portato avanti e conto per l'anno prossimo di arrivare almeno ad un livello A2. Ho comprato dodici libri in serbo e croato, compresi i corsi, per cui il problema della pratica non lo avrò. Ma devo stare attento a non fare confusione con le altre lingue slave che studio, polacco e russo. Ma di questo parlerò in un altro post.

mercoledì 24 giugno 2015

Il mondo non ha bisogno di eroi, ma di professionisti

Geralt con Triss (a sinistra) e Yennefer


Di Wiedzmin 1 e 2 e di Geralt ho già parlato in un post precedente. Nel frattempo è uscito il gioco Wiedzmin 3 ed in Polonia anche i sassi se ne sono accorti. C'è stata una premiere in tutte le maggiori città della Polonia (che purtroppo mi sono perso perché ero in trasferta) e il gioco ha già venduto quattro milioni di copie in tutto il mondo. Ogni polacco che ha un minimo di patriottismo lo ha già comprato. Infatti in Polonia i videogiochi sono come i vestiti per gli italiani e le automobili per i tedeschi: orgoglio nazionale che bisogna sostenere ed aiutare comprandoli.

Io non ho comprato Wiedzmin 3. Mi ci vorrebbe troppo tempo per finirlo, per cui preferisco guardare dei video "let's play" che mostrano come completare il gioco. Non mi è venuto voglia di giocarci, diversamente da This War of Mine, perché non fa parte dei miei generi preferiti. Infatti a me piacciono i giochi che danno la massima libertà al giocatore. Da quel punto di vista per me Wiedzmin 3 è un po' una delusione, poichè non consente di muoversi liberamente nel continente in cui è ambientata la storia ed è possibile visitare solo alcune città e scegliere tra determinate azioni. In compenso ci sono molti dialoghi, in polacco, il che è buono per le mie competenze linguistiche.

L'universo di Wiedzmin è un continente simile all'europa medievale, con creature fantastiche, dove a sud è situato il potente impero di Nilfgaard con i suoi satelliti, che ricorda il Sacro Romano Impero, e al nord delle monarchie indipendenti come Temeria, Redania, Aedirn e Kaedwen, delle città stato come Novigrad e altre entità come gli elfi di Scoiatel. Mentre il Sud è pacificato, il Nord è più selvaggio e pericoloso, e infatti è qui che i Wiedzmini sono attivi e si spostano di villaggio in villaggio per combattere contro i mostri che infestano le campagne, sempre facendosi pagare ovviamente. Geralt, il protagonista, non visita mai infatti il sud del continente, poiché l'impero di Nilfgaard tiene i Wiedzmini bene al guinzaglio.

Nel gioco Wiedzmin 1, Geralt impedisce al mago Salamander di realizzare i suoi piani per dominare il mondo, mentre nel regno di Temeria si scatena una guerra civile tra gli uomini e le altre razze. In Wiedzmin 2, Geralt viene accusato ingiustamente dell'assassinio del re di Temeria e per ripristinare la sua reputazione si mette sulle traccie del gruppo di Wiedzmini il cui obiettivo è assassinare tutti i re del regno del nord. Il capo degli assassini, Letho, riesce a far cadere la colpa dei regicidi sulla loggia delle maghe, mentre in realtà dietro gli assassini c'è l'impero di Nilfgaard.

Nei libri, che sono ambientati prima del gioco, si raccontano due sanguinose guerre dell'impero del sud contro i regni del nord. Nella prima l'impero conquistò il regno di Cintra, nel secondo le forze combinate dei regni del nord bloccarono in modo netto e sanguinoso ulteriori tentativi di espansione di Nilfgaard. Wiedzmin 3 è ambientato in una terza guerra, in cui l'impero di Nilfgaard ha già conquistato Aedirn e Temeria e si appresta a conquistare Redania, che a sua volta si è espansa e mira a conquistare tutto il nord. Geralt, che a lungo ha servito Temeria, nel corso del gioco cambia bandiera e passa ai servizi dell'imperatore di Nilfgaard, che lo incarica di cercare la sua figlia, Ciri, che Geralt stesso aveva preso in adozione.

Anche in Wiedzmin 3 è all'opera un mago malvagio, "il cacciatore selvaggio", che Geralt deve sconfiggere. Durante il gioco ci sono tante missioni secondarie, ma l'obiettivo di Geralt, oltre che salvare Ciri, è ricongiungersi con il suo unico amore, Yennefer, che aveva dimenticato nelle puntate precedenti preferendo la compagnia della maga Triss e di tante altre donne che aveva incontrato per strada. Perché sì, Gerald ha successo con le donne e un'obiettivo del gioco è "collezionare" più donne possibili, sianno esse maghe, monache o prostitute. Questo viene premiato con punti e con scene esplicite che fanno dubitare che il gioco sia stato realizzato in un paese che si presume molto cattolico come la Polonia.

Il messaggio più imporante di Wiedzmin 3? E' il motto del gioco: "Il mondo non ha bisogno di eroi, ma di professionisti". Solo grazie alle competenze ed alle facoltà acquisite con mutazioni ed anni di studio e pratica Geralt è in grado di sconfiggere le creature malvagie con cui si scontra, e a volte deve rimediare ai guai di chi invece vuole fare l'eroe, ma non sa come procedere. Anche nella vita reale è spesso cosi e se le cose non si sanno fare, è meglio mettersi da parte ed imparare dai professionisti. Penso che anche io farò mio il motto di Geralt.

giovedì 18 giugno 2015

Negozi e negozietti

Negozietto di quartiere della "ranocchio"


In un post precedente avevo scritto che quando vado a fare la spesa in Polonia, di solito nei negozi trovo più commessi che clienti. Mi sono però reso conto di aver esagerato un po'. Quello che avevo scritto è vero se si fa la spesa nei supermercati più cari in un orario piuttosto tardo, ad esempio verso le 21. I primi tempi in Polonia andavo a fare la spesa nel supermercato Alma, che chiude alle 22, oppure in altri supermercati di catene internazionali come Carrefour e Real. Lì non manca niente e la qualità dei prodotti è, diciamo, occidentale, ma è ovvio che tutto questo si paga. Tipicamente sono aperti i giorni feriali fino alle 22 e i festivi fino alle 20, a parte Tesco, che è aperto 24 ore su 24. Se ci si sente pigri, si può fare la spesa su internet e ci portano la merce col corriere a casa.

Esistono supermercati più economici con un servizio meno formidabile, gestiti da catene come Biedronka (la "coccinella") e Lewiatan. Sono più presenti sul territorio e vendono una percentuale molto maggiore di prodotti alimentari polacchi. Chiudono prima, la scelta è inferiore e può capitare che alcuni prodotti manchino, ma in compenso i prezzi sono più bassi. Questi supermercati si trovano nella fascia che nei paesi occidentali è occupata di solito dai discount, che infatti in Polonia sono rari. Comunque anche in questo tipo di supermercato mi è capitato raramente di fare la coda.

In una fascia ancora più bassa si trovano le catene dei negozi di quartiere, di marche come Żabka (il "ranocchio" ), Małpka (la "scimmietta") o Fresh Market. Sono negozi piuttosto piccoli, con scelta ancora più limitata. E' però perfettamente possibile nutrirsi ed anche bene, pagando poco, facendo la spesa solo in questi negozi, però a volte se si va tardi (o presto) bisogna prendere quello che c'è. Inoltre qui in certi orari capita effettivamente di fare un po' di coda, niente di impressionante però. Questi negozietti hanno gli orari migliori, ogni giorno dalle sei alle ventitré. Spendono inoltre sicuramente poco sia di affitto che di personale, per questo possono permettersi di fare prezzi bassi.

Una nicchia simile viene occupata dai negozi di quartiere che non appartengono a nessuna catena, ma a persone private. I prodotti mi sembrano di una qualità migliore ma hanno orari più tradizionali, per questo solo se non esco troppo tardi è in questi negozi che preferisco andare. Questo è l'unico tipo di negozio in cui può capitare ancora di fare una (breve) chiacchierata col proprietario.

Facendo la spesa in Polonia si nota che i polacchi non hanno l'abitudine di offrire a qualcuno di passare davanti nella coda, anche se hanno un carrello pieno di roba e quello dopo di loro deve comprare una sola cosa. Il posto nella coda in Polonia è sacro.

Inoltre spesso si paga con la carta anche se l'importo è piccolo, mentre se si paga in contanti ci si deve preparare alla richiesta "Nie ma pan drobnych?" (non avete spiccioli)? Perché tutti i negozi in Polonia, compresi i più grossi supermercati, sembrano patire di una perenna carenza di spiccioli. Quindi se vogliamo rendere felice un commesso, per prima cosa impariamo bene i numeri in polacco e diamogli esattemente l'importo che ci chiede!

mercoledì 10 giugno 2015

Salviamo le farfalle azzurre !

Il gran giorno


Esiste un bellissimo parco dentro il comune di Cracovia, con un bel laghetto a forma di farfalla, in cui grazie alla sua posizione particolare ci si sente quasi come se si fosse in montagna: Zakrzówek. In questo parco si può incontrare una rara specie di farfalle azzurre.

 Del fatto che questo parco esista ancora nella forma attuale dobbiamo ringraziare l'artista Cecylia Malik, come lei stessa racconta in questo video. Infatti nel 2011 il comune aveva già deciso di destinare a zona residenziale l'area accanto al lago, che era già stata venduta ad una impresa di costruzione portoghese, Gerium. L'amministrazione comunale non aveva informato i cittadini e l'operazione era rimasta quasi segreta, ma Cecylia era venuta a saperlo quasi per caso. Chi l'ha informata le aveva detto che le carte erano state già date e non si poteva più fare niente.

Racconta che quando l'ha saputo è andata a vedere il parco e si è resa conto che non avrebbe potuto perdonarsi se non avesse fatto niente. Si è allora consultata con sua sorella e con lei ha pianificato un'iniziativa che attirasse l'attenzione della stampa e della gente allo scopo di fare pressione sulla giunta comunale. Ebbero l'idea di creare un esercito di farfalle azzurre.

Realizzarono un video in cui si descriveva come ritagliarsi delle ali di farfalla, ovviamente azzurre. Entro un mese contavano di creare un collettivo delle farfalle azzurre ("Modraszek Kolektyw") che ad una certa data si sarebbe trovato al parco Zakrzówek ed avrebbe composto una farfalla gigante fatta di uomini-farfalla.

L'iniziativa diventò virale molto presto. Durante il mese successivo, sia sui social network che per la città, si sarebbero viste dappertutto farfalle azzurre. Coinvolsero associazioni culturali, politiche ed ambientali (inclusa la federazione degli anarchici), crearono degli stand informativi in città,  distribuirono volantini, realizzarono video e informarono i giornali e le radio. L'iniziativa superò tutte le aspettative ed il gran giorno le farfalle azzurre conquistarono non solo il parco, ma tutta la città - persino ai monumenti caratteristici di Cracovia vennero messe delle ali azzurre.

Rappresentanti del collettivo quindi incontrarono i rappresentanti del comune, che si videro quindi praticamente costretti a cancellare il progetto, a furor di popolo. Quindi il parco esiste ancora, ma è stata vinta una battaglia, non la guerra. Infatti il lago è recintato da reti ed ancora di proprietà della ditta Gerium, e l'accesso non è libero. I cittadini ed il collettivo continuano a fare buchi nella rete e ad entrarvi illegamente durante i fine settimana (l'ho fatto anche io, lo ammetto), rischiando in teoria fino ad un anno di galera. Il comune ha rispolverato il piano di realizzazione di un area residenziale e mi sa che bisognerà tornare in piazza. Stavolta forse ci sarò anche io, ora cerchiamo di capire come si fa a ritagliarsi un paio di ali azzurre....

lunedì 1 giugno 2015

Sotto i letti dei tedeschi




Tornando al discorso delle donne delle pulizie, in questo post farò la recensione di un libro scritto da una polacca che fa la donna delle pulizie in Germania : "Sotto i letti dei tedeschi", di Justyna Polanska. Racconta molti episodi che ha vissuto facendo le pulizie in case private. Il libro è stato un bestseller in Germania, ma ha avuto un successo molto moderato in Polonia. Forse ai tedeschi interessa sapere come sono visti da chi viene a pulire in casa loro, mentre i polacchi non vedono nella storia di questa donna niente di straordinario. Ce ne sono in tante, di polacche, a lavorare come donne delle pulizie in Germania.

Cosa si può trovare sotto i letti dei tedeschi ? Justyna ha trovato criceti morti, serpenti vivi, denti, unghie, tamponi, pizze, latte, polli, ma di solito si trovano calzini, bottiglie, piatti, panini, libri, riviste, preservativi e mutande. Uno dei capitoli più osceni descrive le porcherie che le è capitato di vedere in tante case. Forse il successo del libro deriva dalla curiosità morbosa della gente di sapere cosa nascondono i vicini in cassetti ed armadi.

Più scioccante è come viene descritto come un dato di fatto che una donna delle pulizie deve convivere con proposte indecenti e molestie sessuali solo per il fatto di potere lavorare. Scrive che se andasse via ogni volta che un cliente le tocca il sedere o le mostra il ..."sigaro", come lo ha chiamato uno dei suoi clienti più spiritosi, rimarrebbe senza lavoro. Le donne non sono meglio, le strillano dietro,  la insultano, la accusano di rubare o trovano qualsiasi scusa per pagarla di meno. Alla fine non è sorprendente che i suoi clienti preferiti sono ... omosessuali e prostitute.

A me comunque il libro è piaciuto. Descrive la storia di una ragazza senza molto prospettive in Polonia che cerca il futuro in Germania. Dopo molte peripezie, riesce a trovare la sua strada come donna della pulizie professionista (di cui in Germania c'è grande domanda), si sposa con un italiano e mette su casa. E' una persona energica che non si da mai per vinta, e che riesce sempre a stare ottimista. Nel libro racconta quello che le succede e in generale non giudica. Pur conoscendo molte persone negative ne conosce anche di positive - "dove c'è ombra c'è anche luce".

La morale del libro è chiara :anche le donne della pulizie sono esseri umani e non vanno trattate come l'ultima ruota del carro. E a volte possono aiutare un uomo a sedurre la donna di cui è innamorato, e finire per fare le pulizie nell'appartamento in cui la nuova coppia decide di vivere.