lunedì 28 settembre 2015

Zloty vecchi e nuovi

Un milione di vecchi zloty - bastano per un cappuccino al bar
In Polonia non si usa ancora l'Euro e dopo gli ultimi avvenimenti in Grecia i Polacchi non sembrano affatto entusiasti di adottarlo. E' probabile che il miracolo polacco perderebbe d'impeto se non ci fosse la possibilità di lasciare fluttuare gli zloty. Ma d'altra parte aziende sia polacche che di altri paesi d'Europa lamentano che una moneta unica permetterebbe loro di semplificare i processi e risparmiare. Si tratta quindi sia di un vantaggio che di uno svantaggio.

Del resto la Polonia non rispetta ancora i parametri di bilancio che sono un requisito per entrare nell'Euro. Per farlo dovrebbe tagliare le spese sociali ad un livello tale che per molta parte della popolazione sarebbe inaccettabile. Quindi non credo che gli zloty spariranno molto presto.

E' vero che gli zloty sono una moneta abbastanza stabile ed hanno un cambio di 4 zloty per un euro. Ma non è sempre stato così, infatti agli inizi degli anni novanta la Polonia ha conosciuto un'inflazione annuale a tre cifre (fino ad arrivare al 640%), in modo simile ad altri paesi dell'est.
Questo significa che i risparmi di decenni sono spariti nel nulla. E' un'esperienza che probabilmente solo chi l'ha vissuta può capirla e cambia per sempre una persona.

Ad un certo punto si è passato dai "vecchi zloty" ai "nuovi zloty" - uno zloto nuovo valeva 10000 di quelli vecchi. Chi ha visitato la Polonia in quel periodo, spesso si sentiva dire che doveva pagare 30000 zloty, mentre in realtà erano tre... Per non parlare dei truffatori che offrivano di cambiare i miei marchi tedeschi in cambio di vecchi zloty che volevano fare passare per nuovi. Ancora oggi pare che ci sia gente che ancora converte i prezzi nella propria testa in vecchi zloty.

I soldi poi nel socialismo avevano ancora meno valore. Non perché i prezzi fossero più bassi, come raccontano le leggende metropolitane dure a morire. Ma perché nei negozi non c'era molto da comprare e per quel poco bisognava stare in lunghe file.

Per i polacchi e per altri abitanti dei paesi dell'est i soldi non hanno quindi la stessa importanza che per chi ha vissuto in paesi occidentali. Per me è sempre stato scontato che se si hanno tanti soldi ci si può sentire sicuri e si può comprare quello che si vuole ( a parte l'amore e l'amicizia ). Ma in realtà i soldi hanno valore fintanto che è stabile il governo che li ha emessi. Se lo stato fallisce, come è successo alla Repubblica Popolare Polacca, l'altissima inflazione è una delle conseguenze più probabili.

Non sorprende che la maggior parte dei polacchi siano proprietari delle case in cui abitano (circa l'80%), perché nel mattone hanno fiducia. Né che prendano crediti anche solo per andare in vacanza. I soldi è meglio spenderli oggi, quando hanno ancora un valore, piuttosto che tenerli in banca con il rischio di perderli tutti alla prossima crisi. Poi si sa che quelli che escono meglio da un periodo di forte inflazione sono le persone fortemente indebitate.

Ed allora forse è meglio avere "cento amici piuttosto che cento rubli". Ho già scritto che per i polacchi il posto nella coda è sacro. Però un polacco ha meno remore nell'offrire soldi ad uno sconosciuto che sembra averne bisogno. In fin dei conti i soldi oggi hanno un valore, domani non si sa, mentre la persona a cui si fa un favore probabilmente non se ne dimenticherà...

martedì 1 settembre 2015

Ciceroni non si nasce, si diventa

Il giro del calvario

Veniamo a Cracovia, ma devi farci da Cicerone. Nessun problema, penso io. Cracovia la conosco, o penso di conoscerla. Così dopo avere accomodato i miei genitori in un appartamento separato un giorno li ho accompagnati in centro.

Hanno voluto fare un giro su uno di quei ciclo taxi con cui si portano i giro i turisti. Poi li ho accompagnati a piedi, ma si sono viste le mie lacune. Non sapevo di chi era la statua in piazza e perchè c'è un'altra statua di una testa gigante. Ho poi confuso il Barbakan con la porta Florianska. Siamo saliti al castello di Wawel, ma non abbiamo visitato l'interno perché sembrava che ci fossero troppi turisti.

Successivamente ho pensato di riscattarmi portandoli nel museo sotto la piazza centrale e poi sulla torre del municipio. Anche lì è stata una delusione, oltretutto è venuta una tempesta quasi apocalittica e ci siamo bagnati tutti. Un po' meglio è andata al collegio Maius.

Un altro giorno siamo andati a visitare due santuari nella parte sud di Cracovia, uno dedicato al papa Giovanni Paolo II ed un altro a Santa Faustina. Manco sapevo che esistessero e nemmeno sapevo chi fosse Santa Faustina. Nel convento c'era un osso a quanto si dice miracoloso. Infatti il papa Wojtila aveva santificato Santa Faustina appunto in virtù di una guarigione miracolosa, dopo che un americano aveva baciato quell'osso. Nessuno di noi però si è sentito di baciare la reliquia, quindi dovremo tenerci i nostri malanni. Siamo però saliti sul campanile con una bella vista sulla città. Il santuario di San Giovanni Paolo ci è piaciuto, ma il museo era chiuso.

Quindi siamo saliti sul promontorio ad ovest di Cracovia, dal quale pure si vede la città. Ma faceva caldissimo e i miei genitori alla fine erano completamente spompati. Ci siamo rifugiati in un museo dedicato a Kościuszki, ma non ci ha interessato molto. Allora la sera siamo andati a mangiare una zapiekanka nella piazza Nova, a Kazimierz, ma non sono riuscito a farmene dare una di mio gradimento.

E finalmente un altro giorno siamo andato al Calvario Zebrzydowski, la cui visita però consiste in una lunga camminata attorno ad un monte per vedere le varie cappellette. Si è dimostrato troppo faticoso per i miei genitori e abbiamo fatto ben poca strada. In più non c'era tempo perché dovevamo andare a Wadowice a visitare la casa del papa. Ce l'abbiamo fatta, ma la visita era in polacco perchè quella in Italiano l'avevamo mancata per dieci minuti.

Infine abbiamo preso tre biglietti giornalieri dei mezzi pubblici di Cracovia e siamo andati in giro per tram ed autobus. Però era un giorno feriale, erano affollati e non si è dimostrata un'esperienza esaltante.

Nonostante tutto i miei genitori dicono che si sono divertiti tantissimo. Hanno fatto molto shopping nelle bancherelle e nei negozietti, hanno mangiato sorprendentemente bene e visitato tanti centri commerciali. In più mio padre ha visitato più volte il museo degli aerei.

Forse sono io che mi stresso troppo, ma nessuno è nato maestro ... o Cicerone. Ma si puo sempre migliorare, ed ho fatto il giro del Calvario in solitario questa domenica. Ci ho messo cinque ore, anche se ho allungato il giro per salire in cima al monte. Chi l'avrebbe mai detto...

sabato 22 agosto 2015

Multe, multe ed ancora multe

A Cracovia significa... parcheggio a pagamento!

Ho già raccontato che girando in Polonia in auto bisogna stare attenti ai numerosissimi rilevatori di velocità. Se si ha un buon navigatore, si viene avvertiti in tempo. Ma durante i due miei ultimi giri con macchine a noleggio ho usato il mio telefonino e google maps per navigare. Questo software non dispone di dati sugli autovelox, ed ho quindi finito per prendere due multe per eccesso di velocità.

Questo mese mi è arrivata una lettera minacciosa dall'ispettorato centrale con la segnalazione che avevo superato il limite di velocità in un centro abitato di circa 30 km/h in aprile. Oltre a 200 zloty (50 euro) questo mi costerà sei punti sulla patente. Non bisogna superare i 24 punti, ma in teoria i punti in Polonia vengono azzerati ogni anno, ammesso che si siano pagate tutte le multe. Avendo una patente tedesca, in base a quello che sono venuto a sapere non me la possono togliere, ma mi possono proibire di circolare in Polonia. Devo stare più attento.

Ma non sono il solo ad avere ricevuto delle multe. I miei genitori sono venuti a Cracovia questo mese e si sono beccati due multe per divieto di sosta. Nel quartiere periferico dove hanno trovato un appartamento grazie ad Airbnb il comune ha avuto la brillante idea di mettere dei parchimetri e di creare dei parcheggi a pagamento. Il peggio è che i posti a pagamenti sono marcati con striscie bianche ed hanno il segnale "P", che in Italia significherebbe parcheggio libero, ma in Polonia significa parcheggio a pagamento! Per non prendere la multa possono parcheggiare di fronte alla casa dove alloggiano, dove però c'è il segnale di ... divieto di sosta. La padrona di casa li aveva avvertiti di questo, ma la cosa sembrava inverosimile ed hanno dovuto prendere due multe di divieto di sosta prima di capire come funziona....

Infatti in Polonia la Polizia sembra apparire quasi magicamente ogni volta che si mette la macchina in un divieto di sosta. Mi ricordo che anche a me è successo una volta che mi ero dimenticato di comprare il biglietto al parchimetro ed avevo parcheggiato per dieci minuti.

Mio padre ha comunque valutato se fosse veramente necessario pagare le multe. D'altra parte, è noto che i turisti che vengono in Italia ed infrangono i limiti di velocità tipicamente non pagano le multe anche se arrivano a casa loro, perché il sistema non è informatizzato ed anche se vengono fermati da una pattuglia in Italia questa non è in grado di farle valere. Ma in Polonia pare che sia diverso e sono noti casi in cui un automobilista fermato dalla polizia ha dovuto pagare le multe dovute con gli arretrati, sotto la minaccia di vedersi sequestrata la macchina.

Quindi mio padre ha pagato le multe, anzi, le ho pagate io. Un totale di 100 zloty, ovvero 25 euro. Tutto sommato poteva andare peggio. Almeno non ha avuto il trauma di trovarsi l'auto bloccata dalle ganasce, come era successo a me una volta nella Repubblica Ceca, una volta che avevo parcheggiato l'auto in un'altra "trappola per turisti". A Cracovia le mettono a chi parcheggia in centro...

sabato 8 agosto 2015

Nuovo capitalismo polacco

"Nuovo capitalismo polacco" di Jane Hardy
Dopo il "cambiamento" del 1989, la Polonia è passata dal comunismo ad un'economia di mercato. E' conoscenza comune che in Polonia è stata adottata una terapia cosiddetta di shock, che ha smantellato le aziende statali dandole in mano a privati ed ha aperto il paese al capitale straniero senza proteggere le aziende locali. Diversamente ad esempio dalla Russia o dalla Jugoslavia, dove la terapia shock ha avuto effetti disastrosi, in Polonia le misure hanno avuto successo ed il paese è diventato una mecca del capitalismo in continua ed inarrestabile crescita. Questo, almeno, tanti ci raccontano.

La realtà però è più complicata. Prima di tutto la privatizzazione delle aziende statali non è stata affatto esaustiva. Delle quindici aziende a maggiore fatturato in Polonia, quattordici sono ancora statali. Sono ad esempio nei settori del petrolio (Orlen, PGNiG, Lotos), minerario (KGHM Polska Miedź), assicurativo (PZU), bancario (PKO SA), energetico (PGE) o logistico (PKP). In Polonia l'opinione dominante è che aziende in settori strategici debbano restare in mano allo stato, altrimenti rischiano di finire in mano ad oligarchi che non creano nessun valore aggiunto, come ad esempio è successo in Russia, o in proprietà di capitale straniero. Sul fatto che queste aziende siano gestite bene dallo stato le opinioni sono discordanti.

Il "cambiamento" ha colpito in modo più radicale le aziende nel settore manifatturiero, come ad esempio la produzione di automobili ed elettrodomestici. Molte di queste aziende sono state svendute ad investitori stranieri, che le hanno smembrate tenendo solo i reparti più efficienti e liquidando gli altri. A volte l'unico scopo di questi acquisti era acquisire i beni immobili e la presenza nel paese, per poter produrre a basso costo.  Il risultato di questo rimescolamento di carte è stata la creazione di un settore manifatturiero efficiente in Polonia, ma quasi completamente in mano a capitale straniero. I polacchi si sono dimostrati essere degli ottimi lavoratori rispetto ad altri paesi dell'Est Europeo, oltretutto perché la Polonia anche nel periodo comunista realizzava prodotti destinati a mercati occidentali.

Il cambiamento però ha causato alti costi sociali. Le garanzie del comunismo  (casa, lavoro, assistenza sanitaria, istruzione, asili nido...) sono state in gran parte smantellate. La disoccupazione si è stabilizzata a livelli accettabili, ma bisogna tenere conto del fatto che tantissimi polacchi sono emigrati in Europa, approfittando dell'apertura delle frontiere. Quelli che sono rimasti a lavorare in Polonia nel privato spesso devono sopravvivere con 300 euro al mese, per cui se possono si trovano un secondo lavoro. Non dimentichiamo che la merce d'importazione costa qui lo stesso che nella zona Euro. I sindacati sono forti nelle aziende statali, ma non in quelle private, anzi, iscriversi a un sindacato nella pratica può portare al licenziamento.

La sensazione però è che le cose di anno in anno migliorino. Per quelli a cui non è consentito di dimenticare le code e le carenze dei tempi del comunismo, la presenza di numerosissimi centri commerciali con scaffali pieni di merci deve essere catartica, anche se non si hanno i soldi per comprarle.  I finanziamenti dell'Unione Europea hanno portato migliori infrastrutture, come ad esempio nuove strade, aeroporti. collegamenti ferroviari, acquedotti, piste ciclabili, ospedali, edifici universitari... Vi sono degli imprenditori locali, che però sono in una lotta impari con le multinazionali, che godono persino di migliori esenzioni fiscali dallo stato polacco. La costante presenza dello spauracchio russo fa sì che altri temi passino in secondo piano e che quindi
nessun paese più della Polonia creda nella strada del neoliberalismo.  

martedì 21 luglio 2015

Una lingua in più...

La bandiera della Croazia come la vedono alcuni polacchi....

Parlo, o mi vanto di parlare, sette lingue, a parte l'Esperanto: italiano, tedesco, inglese, polacco, francese, russo e spagnolo, ordinate per livello di conoscenza.  Per la verità ho ancora da imparare in ognuna di queste lingue, però da un po' di tempo desidero cominciare a studiarne un'altra. Il problema è scegliere quale.

Per decidere di imparare una lingua ho bisogno di apprezzare il paese in cui viene parlata, ed essere consapevole che non avrò a difficolta a trovare materiale interessante per praticarla. Tipicamente è importante per me sapere se ci sono libri, fumetti, canzoni e film in quella lingua che mi possano piacere.

Come ho già scritto più volte, mi interesso al polacco da tempo, ma in questa lingua ho fatto fatica a trovare del materiale che mi interessasse. Ma nel frattempo in polacco leggo fumetti, libri, ascolto canzoni, guardo film e persino walktrough di videogiochi, per cui in quest'area ho smesso di avere problemi.

Una lingua che mi affascina è il rumeno. Sono però stato nel paese dove si parla e devo dire che per tante ragioni non mi ha entusiasmato, e non conto di tornarci. Una delle cose che ho notato in Romania è quanto siano povere le librerie, inoltre i romeni sono nella comunità europea la nazione che trova meno tempo per la cultura. Solo la musica mi piace, ma è troppo poco. A malincuore ho dovuto scartare questa lingua, che è neolatina e non sarebbe difficile.

L'ucraino è una lingua che vorrei avere una scusa per imparare, essendo anche questa una lingua che mi piace molto. L'Ucraina, inoltre, è' un paese molto vasto che non basterebbe una vita per conoscere a fondo. Penso che abbia un grosso potenziale, in particolare nel mio settore, come dimostrano le (poche) aziende IT che sono riuscite in qualche modo a stabilirsi in quel paese. Purtroppo, però, fare business in Ucraina è molto difficile e in particolare in considerazione degli ultimi avvenimenti l'ingresso nell'Unione Europea è diventato un miraggio.

Sono stato a Kiev qualche anno fa, e quest'anno ho fatto un salto a Lvov. Nonostante quello che dica la propaganda russa, anche a Lvov la maggior parte delle conversazioni che ho sentito sono in russo, e non in ucraino. In televisione la maggioranza dei film e della musica è in russo, come pure i libri che si trovano nelle librerie. Ancora adesso la lingua di lavoro in Ucraina, in particolare nel settore dell'IT, è il russo. Nonostante la mia simpatia per l'ucraino, non riuscirei a giustificare a me stesso il grosso investimento di tempo che è l'apprendimento di una lingua, se questa non viene usata in modo pervasivo nel suo stesso paese di origine.

Venti anni fa ridevo in faccia a chi mi diceva che voleva imparare il serbocroato. Come si fa ad imparare la lingua di un paese in cui si combatte una guerra civile spietata ? Ma la guerra è finita. L'anno scorso sono stato a Belgrado e poi a Novi Sad ad una conferenza di poliglotti, e quest'anno a Split da un cliente. Il serbocroato (che adesso è serbo, croato, bosniaco e montenegrino, una cosiddetta lingua pluricentrica) l'avevo già sentito parlare e devo dire che come lingua mi piace molto, al punto che penso che sia una delle lingue più belle in Europa.

Ma vale la pena impararlo? I territori della ex Jugoslavia sono vasti e belli dal punto di vista paesaggistico, e per esplorarli a fondo potrebbe non bastare una vita. La Croazia è già nell'Unione Europea, e Serbia, Montenegro e Bosnia sono già integrati nell'economia europea, per cui penso che il loro ingresso sia una questione di tempo - a differenza dell'Ucraina, che ancora adesso nonostante tutto commercia soprattutto con la Russia. E nel settore dell'IT qualcosa si muove.

E la cultura ? La musica serbo-croata mi piace, ed anche per essa ho creato un blog. Nonostante si siano combattuti, i paesi della ex Jugoslavia ascoltano la stessa musica - cantanti croate si esibiscono in Serbia, e viceversa. Le librerie e biblioteche che ho visitato sono molto ben fornite, ed esistono molti libri di informatica ed altri argomenti interessanti in questa lingua. Anche la scelta di fumetti di livello è vasta. Non mancano i film, sia moderni che dell'Jugoslavia, che però loro non guardano e non trasmettono in TV perché sono molto esterofili.

Allora ho deciso di andare a Zagabria questo mese e di passare due settimane ad imparare il croato, con l'aiuto di un'insegnante privata della scuola di lingue Sputnik. Penso di essermi portato avanti e conto per l'anno prossimo di arrivare almeno ad un livello A2. Ho comprato dodici libri in serbo e croato, compresi i corsi, per cui il problema della pratica non lo avrò. Ma devo stare attento a non fare confusione con le altre lingue slave che studio, polacco e russo. Ma di questo parlerò in un altro post.

mercoledì 24 giugno 2015

Il mondo non ha bisogno di eroi, ma di professionisti

Geralt con Triss (a sinistra) e Yennefer


Di Wiedzmin 1 e 2 e di Geralt ho già parlato in un post precedente. Nel frattempo è uscito il gioco Wiedzmin 3 ed in Polonia anche i sassi se ne sono accorti. C'è stata una premiere in tutte le maggiori città della Polonia (che purtroppo mi sono perso perché ero in trasferta) e il gioco ha già venduto quattro milioni di copie in tutto il mondo. Ogni polacco che ha un minimo di patriottismo lo ha già comprato. Infatti in Polonia i videogiochi sono come i vestiti per gli italiani e le automobili per i tedeschi: orgoglio nazionale che bisogna sostenere ed aiutare comprandoli.

Io non ho comprato Wiedzmin 3. Mi ci vorrebbe troppo tempo per finirlo, per cui preferisco guardare dei video "let's play" che mostrano come completare il gioco. Non mi è venuto voglia di giocarci, diversamente da This War of Mine, perché non fa parte dei miei generi preferiti. Infatti a me piacciono i giochi che danno la massima libertà al giocatore. Da quel punto di vista per me Wiedzmin 3 è un po' una delusione, poichè non consente di muoversi liberamente nel continente in cui è ambientata la storia ed è possibile visitare solo alcune città e scegliere tra determinate azioni. In compenso ci sono molti dialoghi, in polacco, il che è buono per le mie competenze linguistiche.

L'universo di Wiedzmin è un continente simile all'europa medievale, con creature fantastiche, dove a sud è situato il potente impero di Nilfgaard con i suoi satelliti, che ricorda il Sacro Romano Impero, e al nord delle monarchie indipendenti come Temeria, Redania, Aedirn e Kaedwen, delle città stato come Novigrad e altre entità come gli elfi di Scoiatel. Mentre il Sud è pacificato, il Nord è più selvaggio e pericoloso, e infatti è qui che i Wiedzmini sono attivi e si spostano di villaggio in villaggio per combattere contro i mostri che infestano le campagne, sempre facendosi pagare ovviamente. Geralt, il protagonista, non visita mai infatti il sud del continente, poiché l'impero di Nilfgaard tiene i Wiedzmini bene al guinzaglio.

Nel gioco Wiedzmin 1, Geralt impedisce al mago Salamander di realizzare i suoi piani per dominare il mondo, mentre nel regno di Temeria si scatena una guerra civile tra gli uomini e le altre razze. In Wiedzmin 2, Geralt viene accusato ingiustamente dell'assassinio del re di Temeria e per ripristinare la sua reputazione si mette sulle traccie del gruppo di Wiedzmini il cui obiettivo è assassinare tutti i re del regno del nord. Il capo degli assassini, Letho, riesce a far cadere la colpa dei regicidi sulla loggia delle maghe, mentre in realtà dietro gli assassini c'è l'impero di Nilfgaard.

Nei libri, che sono ambientati prima del gioco, si raccontano due sanguinose guerre dell'impero del sud contro i regni del nord. Nella prima l'impero conquistò il regno di Cintra, nel secondo le forze combinate dei regni del nord bloccarono in modo netto e sanguinoso ulteriori tentativi di espansione di Nilfgaard. Wiedzmin 3 è ambientato in una terza guerra, in cui l'impero di Nilfgaard ha già conquistato Aedirn e Temeria e si appresta a conquistare Redania, che a sua volta si è espansa e mira a conquistare tutto il nord. Geralt, che a lungo ha servito Temeria, nel corso del gioco cambia bandiera e passa ai servizi dell'imperatore di Nilfgaard, che lo incarica di cercare la sua figlia, Ciri, che Geralt stesso aveva preso in adozione.

Anche in Wiedzmin 3 è all'opera un mago malvagio, "il cacciatore selvaggio", che Geralt deve sconfiggere. Durante il gioco ci sono tante missioni secondarie, ma l'obiettivo di Geralt, oltre che salvare Ciri, è ricongiungersi con il suo unico amore, Yennefer, che aveva dimenticato nelle puntate precedenti preferendo la compagnia della maga Triss e di tante altre donne che aveva incontrato per strada. Perché sì, Gerald ha successo con le donne e un'obiettivo del gioco è "collezionare" più donne possibili, sianno esse maghe, monache o prostitute. Questo viene premiato con punti e con scene esplicite che fanno dubitare che il gioco sia stato realizzato in un paese che si presume molto cattolico come la Polonia.

Il messaggio più imporante di Wiedzmin 3? E' il motto del gioco: "Il mondo non ha bisogno di eroi, ma di professionisti". Solo grazie alle competenze ed alle facoltà acquisite con mutazioni ed anni di studio e pratica Geralt è in grado di sconfiggere le creature malvagie con cui si scontra, e a volte deve rimediare ai guai di chi invece vuole fare l'eroe, ma non sa come procedere. Anche nella vita reale è spesso cosi e se le cose non si sanno fare, è meglio mettersi da parte ed imparare dai professionisti. Penso che anche io farò mio il motto di Geralt.

giovedì 18 giugno 2015

Negozi e negozietti

Negozietto di quartiere della "ranocchio"


In un post precedente avevo scritto che quando vado a fare la spesa in Polonia, di solito nei negozi trovo più commessi che clienti. Mi sono però reso conto di aver esagerato un po'. Quello che avevo scritto è vero se si fa la spesa nei supermercati più cari in un orario piuttosto tardo, ad esempio verso le 21. I primi tempi in Polonia andavo a fare la spesa nel supermercato Alma, che chiude alle 22, oppure in altri supermercati di catene internazionali come Carrefour e Real. Lì non manca niente e la qualità dei prodotti è, diciamo, occidentale, ma è ovvio che tutto questo si paga. Tipicamente sono aperti i giorni feriali fino alle 22 e i festivi fino alle 20, a parte Tesco, che è aperto 24 ore su 24. Se ci si sente pigri, si può fare la spesa su internet e ci portano la merce col corriere a casa.

Esistono supermercati più economici con un servizio meno formidabile, gestiti da catene come Biedronka (la "coccinella") e Lewiatan. Sono più presenti sul territorio e vendono una percentuale molto maggiore di prodotti alimentari polacchi. Chiudono prima, la scelta è inferiore e può capitare che alcuni prodotti manchino, ma in compenso i prezzi sono più bassi. Questi supermercati si trovano nella fascia che nei paesi occidentali è occupata di solito dai discount, che infatti in Polonia sono rari. Comunque anche in questo tipo di supermercato mi è capitato raramente di fare la coda.

In una fascia ancora più bassa si trovano le catene dei negozi di quartiere, di marche come Żabka (il "ranocchio" ), Małpka (la "scimmietta") o Fresh Market. Sono negozi piuttosto piccoli, con scelta ancora più limitata. E' però perfettamente possibile nutrirsi ed anche bene, pagando poco, facendo la spesa solo in questi negozi, però a volte se si va tardi (o presto) bisogna prendere quello che c'è. Inoltre qui in certi orari capita effettivamente di fare un po' di coda, niente di impressionante però. Questi negozietti hanno gli orari migliori, ogni giorno dalle sei alle ventitré. Spendono inoltre sicuramente poco sia di affitto che di personale, per questo possono permettersi di fare prezzi bassi.

Una nicchia simile viene occupata dai negozi di quartiere che non appartengono a nessuna catena, ma a persone private. I prodotti mi sembrano di una qualità migliore ma hanno orari più tradizionali, per questo solo se non esco troppo tardi è in questi negozi che preferisco andare. Questo è l'unico tipo di negozio in cui può capitare ancora di fare una (breve) chiacchierata col proprietario.

Facendo la spesa in Polonia si nota che i polacchi non hanno l'abitudine di offrire a qualcuno di passare davanti nella coda, anche se hanno un carrello pieno di roba e quello dopo di loro deve comprare una sola cosa. Il posto nella coda in Polonia è sacro.

Inoltre spesso si paga con la carta anche se l'importo è piccolo, mentre se si paga in contanti ci si deve preparare alla richiesta "Nie ma pan drobnych?" (non avete spiccioli)? Perché tutti i negozi in Polonia, compresi i più grossi supermercati, sembrano patire di una perenna carenza di spiccioli. Quindi se vogliamo rendere felice un commesso, per prima cosa impariamo bene i numeri in polacco e diamogli esattemente l'importo che ci chiede!