giovedì 27 novembre 2014

Włosi (Italiani)




Ho finito di leggere il libro “Włosi” (Italiani) di Maciej Borowski. Lo ha scritto un polacco che ha vissuto dieci anni in Italia e in questo libro voleva dare una descrizione soggettiva del bel paese.

A giudicare dalla copertina mi aspettavo molto peggio. L’autore però non racconta cose false e cita le fonti (che possono essere articoli o libri) di molte delle cose che scrive, ma è indubbio che si tratta di un libro soggettivo e l’autore stesso lo scrive e questo lo si vede anche dagli argomenti di cui decide di parlare e da quelli che decide di evitare.

Come molti libri scritti da stranieri sull’Italia, pone molto accento sulle differenze regionali e sui dialetti che gli Italiani difendono vigorosamente. Il che è molto diverso dalla Polonia, dove praticamente non esistono accenti regionali, con le sole grosse eccezioni della Slesia e della Casciubia. Mi ha sorpreso che nel libro si affrontasse il tema del mezzogiorno, entrando in temi ancora in parte tabù in Italia, come la repressione del brigantaggio e la svendita del sud dopo l’unità d’Italia. Della mafia si parla sorprendentemente poco, la criminalità in generale è un argomento poco interessante per i polacchi, poiché ce n’è abbastanza in Polonia - se fosse un libro di un tedesco o di un americano, se ne parlerebbe minimo per un intero capitolo.

Non mi sorprende invece, che non si parli degli ampi diritti di cui godono le minoranze linguistiche in Italia, come i tedeschi dell’Alto Adige, non ne hanno altrettanti le minoranze tedesche in Polonia. Altri argomenti che potrebbero essere controversi in Polonia vengono evitati. Non si parla, ad esempio, delle ineguaglianze e delle lotte di classe, del terrorismo, dei sindacati, del fatto che molte ditte chiudono in Italia per aprire in Polonia, dove i costi del lavoro sono inferiori. In generale sulla politica si limita a scrivere che gli italiani aspettano ancora “il Salvatore”  e che comunque, nonostante tutto, la politica in Italia non divide la gente come in Polonia. Il che è un’opinione perlomeno soggettiva.

Dedica un intero capitolo alla storia della moda in Italia, ma non dice praticamente niente sullo sviluppo industriale del bel paese. Che l’Italia abbia la seconda capacità produttiva in Europa, dopo la Germania, non gli interessa. E’ evidente che l’autore non ama parlare di economia ed industria, però scrive che in Italia comunque “valgono le regole del business internazionale”. In base alla mia esperienza, questa è un’affermazione molto pericolosa da fare in Polonia, dove a molta gente piace credere che basti conoscere un po’ d’inglese ed alcune fantomatiche regole di business internazionale per avere successo ovunque. Ma io credo che senza conoscere le specificità del paese, in particolare di un paese come l’Italia, il successo sarà limitato.

Probabilmente la cosa nel libro che mi è sembrata più balorda è l’affermazione che gli Italiani non leggono, quei pochi che vedi con un libro hanno la batteria del telefonino o del portatile scarica. Cita delle statistiche, peccato che ne esistano di analoghe per la Polonia che dimostrano che i polacchi leggono ancora meno! E guarda dall’alto al basso gli italiani adulti che leggono fumetti, che secondo lui sono roba per bambini. In Polonia il fumetto come forma di letteratura, a parte poche eccezioni come Thorgal, non è infatti conosciuto.

Mi è invece piaciuto il capitolo sulle abitudini alimentari degli Italiani. Gli italiani, è vero, mangiano la frutta di stagione. In Polonia (come in Germania) trovi ad esempio le arance tutto l’anno, ma ci vuole fantasia a chiamarle arance - infatti quando tornavo dall’Italia in auto avevo sempre il baule pieno di frutta fresca. Accenna a certe curiose abitudini degli italiani, come il cappuccino che si può bere solo di mattina o il fatto che il formaggio non si mette sugli spaghetti allo scoglio. E insegna ai polacchi che sulla pizza non si mette il ketchup, questa è una pessima abitudine che hanno preso dagli americani che a loro piace imitare anche nelle cose sbagliate.

Sicuramente però per un polacco vale la pena leggere questo libro se non altro per imparare i tranelli più comuni di quando si impara l’italiano. “Figa” in italiano è una brutta parola e non un nome che si dà a una gatta o ad una cagnolina come in Polonia, bisogna inoltre fare attenzione alle doppie e a non confondere “penne” con “pene” oppure “anni” con “ani”. Come d'altra parte in polacco “Kurwa” è una brutta parola da evitare e non ha niente a che vedere con le curve. Che non vi capiti di fare un incidente in macchina come è quasi successo a un mio conoscente quando ha detto al suo autista polacco “Attento alla curva!”.


mercoledì 19 novembre 2014

Tibia


A volte si ha voglia di ammazzare qualcuno. Nella vita reale questo non è permesso, ma in compenso questo si può fare in un videogioco.

Un videogioco a cui sono affezionato, nonostante tutto, è Tibia. E’ un gioco del genere MMORPG, ovvero Massive Multiplayer Online Role Playing Game. Esiste dal 1997 e rispetto ai giochi di oggi ha un aspetto molto retrò, infatti è a 2D, a due dimensioni. E’ stato creato da Cipsoft, di Regensburg ( Germania ).

Tibia ha conosciuto tempi migliori e sicuramente avrebbe meritato di avere molto più successo. Però anche nella sua nicchia è stato declassato da altri giochi, ad esempio Runescape. Esistono molte ragioni per questo.

Cipsoft non è mai riuscita a risolvere il problema dei botters, ovvero dei giocatori che usano dei programmi che giocano automaticamente. Il sistema di protezione dei giocatori dalle prepotenze di quelli più forti lascia alquanto a desiderare. Ma ancora peggiore è il fatto che non è mai nata una vera community. 

La politica di Cipsoft è che tutto nel gioco deve essere in inglese e incoraggia i giocatori a parlare a loro volta sempre in inglese, “così tutti vi capiranno”. Questa è una politica molto diversa ad esempio di un altro colosso dei giochi online tedesco, Traviangames, che ha creato centinaia di “mondi” del gioco di Travian, ma “segregati” per lingua, per cui esistono mondi virtuali dove si parla polacco, italiano, ceco, tedesco, francese, arabo, russo…..

In Tibia esistono pure diversi mondi, ma non sono segregati per lingua e nella pratica si verifica che i giocatori di diverse nazioni formano gruppetti. Anzi, formavano, visto che da tempo i server di Tibia hanno finito per essere completamente dominati da giocatori di determinate nazioni che parlano nella loro lingua e per la natura competitiva del gioco non danno molte possibilità a giocatori di altre nazioni.

I server europei di Tibia sono dominati da giocatori polacchi, quelli nel continente americano dai brasiliani. Se si comincia a giocare a Tibia in Europa i messaggi nel forum dentro il gioco sono quasi esclusivamente in polacco. La Cipsoft ha rinunciato da parecchio a lottare contro questo stato di fatto, il che implica che per giocatori non polacchi il mondo di Tibia è alquanto poco ospitale. C’è infatti chi dice che Tibia è stata rovinata dai brasiliani e dai polacchi. 

Mentre in Germania praticamente nessuno conosce Tibia, in Polonia tutti conoscono questo gioco, anche persone che non giocano. In parte perché sembra che quasi tutti gli adolescenti e i giovani ci abbiano giocato almeno una volta, in parte perchè anche i mezzi di comunicazione di massa ne hanno parlato, quando un sedicenne a Wroclaw ha ucciso la mamma perché le aveva spento il computer, appunto mentre giocava a Tibia. La Polonia per il resto ha un alto livello di giocodipendenza.

Sono tornato a giocare a Tibia perché avevo voglia di vedere cosa è cambiato e avevo voglia di distrarmi. E’ ancora dominata da polacchi, ma in parte perché so il polacco, in parte perché i polacchi che ancora giocano sono diventati ormai adulti, non è così inospitale come me la ricordo. Il mondo di Tibia è immenso, il gioco è complesso e non basterebbe una vita a finirlo. Conosco alcuni aspetti del gioco che mi permettono di passarmela abbastanza bene.

Il mio personaggio è un druido di livello 38 (esistono quattri classi:  guerrieri, paladini, maghi e druidi). Ben poca cosa, visto che esistono giocatori di livello 800 e passa. Considerando il tempo che posso dedicarci e non avendo amici in gioco che mi aiutano è un risultato che mi basta. E posso ammazzare qualche “mostro” di tanto in tanto.

mercoledì 12 novembre 2014

Attenti alle curve !




Quando l’anno scorso ero ancora in Germania e stavo pianificando di trasferirmi in Polonia, un collega polacco mi diede un consiglio: se incominci a parlare in polacco, fai di tutto per non imparare la parola “Kurwa”. E’ una parola che molti polacchi abusano, ma non suona bene, soprattutto se viene pronunciata da uno straniero.

Effettivamente durante i primi sei mesi di permanenza in Polonia non ho mai pronunciato quella parola, nonostante la sentissi spesso dai colleghi. Ma poi sono successe diverse cose.

Per prima cosa ho cominciato a guardare dei film polacchi. In Polonia le parolacce hanno cominciato a dirle nei film ed in tv solo a partire dagli anni 90. Il film 'Psy', del 93, ha fatto da spartiacque. Sono però solo questi film recenti che mi interessano, quelli dell’epoca comunista per lo più mi fanno addormentare.

Poi vedendo i comportamenti sul lavoro ho avuto l’impressione che la gente in Polonia ti ascolta di più quando nei tuoi discorsi metti una “Kurwa” ogni tanto. Inoltre è una parola che permette di guadagnare tempo quando non si sa esattamente cosa si vuol dire, ti dà una frazione di secondo in più per pensare.

Mi hanno fatto vedere questo video, in cui viene spiegato quanto è importante l’uso di questa parola nella conversazione polacca. Ho letto il libro "Homo corporaticus, czyli przewodnik przetrwania w korporacji"(Come sopravvivere nelle corporations), in cui viene spiegato che in Polonia sul lavoro è fondamentale dire spesso parolacce, per far vedere di essere dei duri. E più volte mi è stato detto che non si può dire che si sa bene il polacco se non si usa la parola “kurwa”.

Allora quasi inconsciamente ho incominciato ad usare questa parola, ed effettivamente mi è sembrato che i colleghi mi rispettassero di più e mi ascoltassero con maggiore attenzione. E’ anche una delle parole più facili da pronunciare in polacco.

Bisogna però ricordare una cosa: questa parola dà fastidio alle donne, probabilmente per il significato di prostituta, che in Polonia ha una connotazione molto negativa. Inoltre in un paese sessista come la Polonia le donne di solito non dicono le parolacce e sono particolarmente infastidite dal sentirle. Non è raro che comincino delle crociate per combattere l’uso delle parolacce, magari facendo di tutto per introdurre dei “regolamenti” contro il loro uso: una parolaccia, una moneta nella cassa comune.

A complicare ulteriormente la faccenda è il fatto che le varianti di “Kurwa”, ovvero “Kurczę”, “Kurka”, “Kurna” o addirittura “Kurdy”, non vengono considerate parolacce. La stessa persona che combatte contro l’uso della parola “Kurwa” può non vedere nessun problema nell’uso continuo della parola “Kurna” o “Kurdy”.

Ho smesso di usare la parola “Kurwa”, perché il mio uso “inopportuno” ed "eccessivo" "disturbava" le colleghe. Anche se i miei colleghi (maschi) continuano ad usarla. Vorrà dire che dirò le parolacce in italiano. Beh, per un periodo ho dovuto subire un regolamento che impediva anche di imprecare in italiano, benché nessun altro sapesse la lingua. Vi lascio immaginare che fine ha fatto quel regolamento.

lunedì 29 settembre 2014

Commedie ed umorismo polacco

Dal film "Nic smieśnego"

Ho passato tredici anni in Germania ed ho sempre fatto fatica a comprendere l’umorismo tedesco. Si dice che i tedeschi non hanno il senso dell’umorismo, ed è vero che fanno fatica a ridere di sé stessi, o meglio, non trovano divertenti molte delle battute che il resto del mondo racconta su di loro, magari con riferimento al nazismo. Però esiste un grande comico tedesco, Loriot, da poco defunto, che sapeva come mostrare i tedeschi nel loro lato più comico. Ma per apprezzarlo, bisogna conoscere i tedeschi, infatti solo dopo aver passato qualche anno in Germania ho cominciato a capire il suo umorismo raffinato.

I polacchi amano dire di sé stessi che hanno un grande senso dell’umorismo. Effettivamente sanno ridere di sé stessi ed anche delle barzellette sui polacchi, tipicamente rappresentati come ladri ossessivi. Anche se questo sembra cambiare ed i polacchi sono sempre più stanchi di questo stereotipo. Però per me l’umorismo polacco resta ancora in gran parte misterioso e a volte alquanto irritante, come ad esempio le barzellette sulle donne da picchiare.

Sicuramente quello che in Polonia non mancano sono le commedie. Quelle più popolari ed amate sono quelle del periodo comunista ed ancora oggi vengono ritrasmesse fino alla nausea. Ho perso il conto di quante volte mi è capitato di vedere in televisione “Nie lubię poniedziałku”, “Poszukiwani, Poszukiwana”, “Nic śmiesznego” oppure “Mis”. Sono film che in un modo e nell’altro prendono in giro molte situazioni tipiche della Repubblica Popolare Polacca. Non avendola conosciuta di persona, questi film spesso non mi fanno ridere, al contrario, mi rattristano.

La commedia polacca più famosa, “Seksmisja”, la prima volta che l’ho vista mi ha dato l’impressione di essere recitata molto male. Dopo un anno in Polonia l’ho rivisto ed in realtà gli attori e le attrici si comportano in modo credibile - per essere Polacchi. Pare che i Polacchi trovino questo film molto divertente, ma io non sono stato capace di ridere una sola volta. E’ oltretutto una satira molto raffinata del comunismo (ma che strano), tanto raffinata da sembrarmi alquanto insipida. Simile discorso per il film “Rejs”, che ho apprezzato di più dopo un anno in Polonia - ma anche qui, senza ridere una sola volta.

Gli unici film che ho trovato moderatamente divertenti sono quelli con il personaggio Adaś Miaucziński, di cui ne ho visti due: “Nic śmiesznego” e “Dzień świra”. Di questi film ce ne sono otto. Adaś è un semi-intellettuale fallito, che in parte ricorda dei personaggi di Woody Allen, e in parte l’italiano Fantozzi e il francese Pignon. Nei film che ho visto Adaś è il protagonista narrante, che rende facile comprendere quello che succede, diversamente da film semicaotici come “Mis” o “Nie lubię poniedziałku”. Forse è questa la ragione per cui questi sono le uniche commedie polacche che ho, perlomeno in parte, trovato divertenti.

Sarò io che non ho il senso dell’umorismo ? Mah…..

martedì 23 settembre 2014

Girando ancora per la Polonia

Prima della guerra il viaggio in treno col Torpedo
da Danzica a Varsavia durava tre ore, ed adesso cinque. 

Ho gia raccontato che mezzi uso per muovermi in Polonia. Nel frattempo ho acquisito maggior esperienza. Mi sono tenuto lontano dagli autobus, tranne un fine settimana che sono andato a Katowice. Almeno il collegamento tra Cracovia e Katowice non è un problema, infatti passa un autobus quasi ogni 15 minuti e si può semplicemente salire e comprare il biglietto.

Ho noleggiato altre due volte una macchina, per quattro giorni durante un ponte e poi per due settimane quando ho fatto le ferie. Ho girato per la Polonia e come ho già scritto muoversi in auto non costituisce qui un particolare problema. Ammesso di non andare nelle aree troppo turistiche, c’è poco traffico e si trova facilmente da dormire negli alberghi. Le strade sono generalmente in buone condizioni. L’unica cosa che mi ha preoccupato un pò sono i tram, onnipresenti nelle città, e a cui bisogna fare attenzione.

Durante il mio viaggio in auto per la Polonia ho deciso di non entrare nelle grandi città, per poterle visitare con calma durante dei fine settimana. Il mezzo che ho scelto stavolta è stato l’aereo. Non è il più economico, ma il più sicuro, veloce e comodo. Ho così visitato Poznan, Danzig e Szczecin in questi ultimi due mesi, dedicando a ciascuna città un fine settimana. In due casi ho fatto il cambio a Varsavia. Ho usato le compagnie aeree Lot ed Eurolot. E’ andato tutto liscio. A Varsavia stessa dovrò andarci a breve, per rinnovare il passaporto italiano scaduto - disgraziatamente a Cracovia non si può fare.

Grazie al cielo negli ultimi tempi non ho dovuto usare Ryanair, che a Cracovia è molto presente. E’ sicuramente economica, ma se si è abituati ad altre compagnie aeree può essere un trauma, visto che mirano a fregarti ad ogni passo falso. Con loro mi è capitato anche che non mi facessero salire sull’aereo dopo essere stato in coda al check-in per un’ora, poiché oramai mancavano meno di 40 minuti al decollo e sono totalmente inflessibili. Inoltre se non hai stampato la carta d’imbarco o se hai più bagagli del previsto o se pesano qualcosina in più di quello indicato dai loro regolamenti strambi, si deve andare ad un altro sportello a pagare una multa e perdere tempo. Possono trattare male i clienti, tanto sanno che ne troveranno sempre altri. <sarcasm>Secondo me, Ryan Air è una compagnia aerea comunista! </sarcasm>

Durante quest’ultimo fine settimana sono stato a Torun. Visto che non ho trovato modo di andarci in aereo, stavolta ho deciso di prendere il treno. Disgraziatamente i treni in Polonia sono mostruosamente lenti, anche gli Intercity. Da Cracovia a Varsavia ci vogliono quasi quattro ore (per fare 316 Km) e da Varsavia a Torun altre tre (per 220 km). Partendo venerdì sera ho dovuto fare sosta a Varsavia.

Ma al ritorno ho avuto una sorpresa. La stazione di Torun non ha pannelli elettronici e gli annunci di servizio della stazione erano praticamente incomprensibili. Sull’orario dei treni, nella colonna “peron/tor” (che traducono come “piattaforma/binario”) avevo letto I-2, ed ho quindi aspettato il treno al “peron” 2, ma in realtà il treno è arrivato alla piattaforma 1, binario 2. Infatti in Polonia il numero scritto in grosso sui pannelli è quello della piattaforma (peron), ciascuna delle quali ha a sua volta ha due binari (tor). Ma sull’orario dei treni il numero della piattaforma non l’ho notato, poiché era scritto in caratteri romani e non mi sembrava importante. Al treno successivo per Varsavia non mi sono più sbagliato, ma questo intoppo mi ha costretto a fare ancora tappa e tornare a Cracovia la mattina dopo col treno delle 5 di mattina. Tra l’altro non era riscaldato e non avendo abiti pesanti ho fatto il viaggio al vagone ristorante dove faceva un pò più caldo. Per lo meno ho mangiato abbastanza bene ed a poco prezzo.

Penso che questo inverno non andrò troppo lontano durante i fine settimana.

mercoledì 10 settembre 2014

Le bestie più pericolose


Un allarme personale
Ho già raccontato la mia disavventura con un cane. Da allora faccio più attenzione e mi sono reso conto di quanto qui siano difficili da notare i cartelli “Attenti al cane".  Magari sono piccoli, ingialliti e su un portone di una casa che sembra abbandonata da anni. Ma in realtà il cane c’è, e molto cattivo. Occhi aperti!

Ma in questo post voglio parlare delle bestie più pericolose: gli uomini. Dopo aver vissuto in una città relativamente tranquilla come Monaco di Baviera, Cracovia è un bel cambiamento.

Esiste in generale un maggiore rischio di furto. Le ragioni sono tante: povertà, disoccupazione, disparità sociali, assenza di sussidi, stipendi bassi. Ma a parte ricordarsi di chiudere bene quando si esce, questo non ha comportato un cambiamento del mio stile di vita. In realtà mi sembra che la maggior parte delle persone sia oneste. Mi è capitato di lasciare in giro delle cose e le ho sempre ritrovate e da allora ho deciso di cominciare ad usare un servizio come FoundInTown. Perché le cose è più facile perderle che non che te le rubino.

Diverso è il caso dei gruppi di giovani che qui amano chiamare “pseudotifosi”, ma in realtà a me sembrano più che altro cercarogne. Non so esattamente come definirli. Spesso tifano per una squadra di calcio, e magari vanno alle partite armati di coltelli ed ascie. Ma non si muovono solo di domenica e non è una buona pratica farsi identificare come sostenitore di una delle due squadre di calcio della città, “Cracovia” e “Wisła”. Al punto che mi è stato consigliato di nascondere il badge della Comarch quando sono in giro, poichè la ditta è lo sponsor del “Cracovia”.

Segni di attività di cercarogne si vedono talvolta la mattina. Sono riconoscibili atti di vandalismo contro il patrimonio pubblico e privato. E una volta tornando a casa da solo all’una di notte di domenica, ho avuto un incontro con uno di questi gruppi. Erano in quattro in mezzo alla strada ed hanno cominciato ad insultarmi. Uno di loro mi si è buttato addosso dandomi un forte spintone, cercando di sbilanciarmi. Io sono proseguito per la mia strada senza scompormi ed hanno perso interesse.

Da allora ho deciso perlomeno di cercare di evitare di tornare in autobus se è tardi e piuttosto prendere il taxi. E’ inoltre un problema che anche in piena città ci sono tante strade molto poco illuminate, anche se abitate. Una precauzione in più che ho deciso di prendere è l’acquisto di un solido allarme personale, di quelli che tirando il filo fanno una sirena di 140 decibel per un’ora. Dovrebbe bastare per allontanare i più, la maggior parte cerca una preda facile e che non dia problemi.

In Polonia praticamente non ci sono stranieri e sia criminali che vittime sono Polacchi. I fatti di criminalità quindi non provocano un dibattito politico attorno all’immigrazione. In realtà quelli che ho chiamato cercarogne di solito non sono neanche disoccupati, ma lavorano in uno dei tanti impieghi sottopagati e senza prospettiva. Non sono politicizzati, non sono sindacalizzati e cercare rogne è il loro sfogo. E’ una delle cose che mi preoccupano - che nasca qualche partito o movimento estremista capace di unirli.

martedì 2 settembre 2014

Un paese di programmatori di videogiochi

Uno screenshot dal trailer di "Get Even" di "The Farm 51", previsto per il 2015.

Da piccolo sognavo di diventare un programmatore di videogiochi. Non ho realizzato e probabilmente non realizzerò mai questo sogno, però almeno sono capitato in un paese dove la carriera di programmatore di videogiochi è una scelta non inusuale.

Ho parlato in un altro articolo del gioco “Witcher” della ditta CDProject. Ho finito di guardare su youtube dei walkthrough della prima e seconda parte. Conosco meglio l’universo alternativo in cui è ambientato il gioco. Non contento, ho guardato i walkthrough di altri giochi, in polacco, di SargethePlayer : "The Last of Us", "GTA 5", "Far Cry 3" e "Uncharted 3". Adesso ne sto guardando uno di Battlefield 4. Prendo due piccioni con una fava: esercito la lingua e mi aggiorno sui nuovi giochi che ci sono sul mercato.

In realtà, l’idea era di guardare dei walkthrough di altri giochi polacchi. Il gioco dell’anno 2013 più premiato in Polonia, "Call of Juarez: Gunslinger", per assurdo non è stato doppiato in Polacco, ma solamente in Inglese. La ditta che lo ha realizzato, Techland, ha sede nella piccola città di Ostrów Wielkopolski. I giochi vengono però distribuiti internazionalmente da Ubisoft, che non fa molta pubblicità al luogo dove sono stati realizzati. Techland ha realizzato decine di giochi, quello più di successo è stato "Dead Island", che ha venduto quasi 8 milioni di copie, battendo di gran lunga "The Witcher II".

La casa produttrice "The Farm 51", di Gliwice, ha prodotto dei giochi dalla buona grafica, ma che non hanno avuto grande successo internazionale. D’altra parte il settore dei videogiochi è spietato ed è estremamente difficile restare al passo coi tempi. Il gioco “Get Even” previsto nel 2015 promette di portare questa ditta finalmente al meritato successo, almeno a giudicare dalla spettacolare grafica che si vede nei trailer.

A Varsavia, oltre a CD Project, ha sede la casa produttrice "11 bit Studios", in cui sono confluiti alcuni dei programmatori della storica Metropolis, ora inesistente. Ha raccolto molte lodi col gioco "Anomaly: Warzone Earth", di cui ha prodotto diverse varianti.

E a Cracovia ? Anche qui hanno sede produttori di videogiochi di tutti i generi e piattaforme: Ganimede, Bloober Team, Reality Pump Studios  (Two Worlds), Tate Interactive, Teyon ed altre. A Cracovia si svolge il Festival Europeo dei giochi digitali “Digital Dragons”. Qui le case produttrici entrano in competizione per assumere i migliori neolaureati. Che però magari hanno in mente di fondare la propria ditta e creare un gioco “indie”.

Forse che dovrei rispolverare il vecchio sogno e cercare di entrare nel settore ? Mah ….